Il Tirreno

Caserma di Rio Marina, la proprietà non molla: "Senza un acquisto lo sfratto è inevitabile"

di Luca Centini
Caserma di Rio Marina, la proprietà non molla: "Senza un acquisto lo sfratto è inevitabile"

L’avvocato dei proprietari dei locali di viale Principe Amedeo replica a Corsini: «Cifra troppo alta? Dopo 12 anni non è pensabile chiedere altri sacrifici ai privati»

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RIO. RIO MARINA. «In assenza di un acquisto, il 12 marzo verrà eseguito necessariamente lo sfratto, nel rispetto di una sentenza esecutiva che deve, legittimamente, trovare esecuzione. Invito il sindaco a reperire, per quella data, un locale idoneo alla caserma e per l’ appartamento del comandante. Non solo. A questo punto sarebbe una buona occasione per i molti “latitanti” di questa vicenda, provvedere alla restituzione degli immobili anche prima dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario».

La presa di posizione è dell’avvocatessa Francesca Iovine, legale di Anna e Vincenzo Scalabrini e Massimo Gori, proprietari dei locali che ospitano la caserma dei carabinieri in viale Principe Amedeo a Rio Marina.

Muro contro muro
Ai proprietari non sono piaciute le dichiarazioni del sindaco Marco Corsini che, senza troppi giri di parole, ha definito non praticabile la procedura d’acquisto degli immobili (sotto sfratto esecutivo), ritenendo troppo alta la cifra (500mila euro) richiesta dalla proprietà a fine gennaio, nel giorno del secondo accesso dell’ufficiale giudiziario.

«Il sindaco ritiene tale cifra esagerata, mentre, curiosamente, non lo è quella di circa un milione di euro per la costruzione di una nuova Caserma, la cui realizzazione è molto incerta e lontana nel tempo – attacca l’avvocatessa – capiamo gli impedimenti di ordine burocratico che bloccano l’acquisto ed anche le altre eventuali ragioni, ma ribadiamo che non si può neanche immaginare di chiedere ancora dei sacrifici a dei privati cittadini, nella totale indifferenza e lontananza dello Stato».

Una storia infinita
La legale dei proprietari dell’immobile ricostruisce in una lettera inviata al Tirreno le tappe di una vicenda che, anno dopo anno, si è fatta sempre più surreale. «L’intero immobile fu locato dagli allora proprietari, nel 1990, alla Prefettura di Livorno, delegata dal Ministero dell’Interno – come caserma dei carabinieri, con un canone di 21.600.000 lire, somma convertita, nel 2002, in 11.155,46 euro – spiega Iovine – alla scadenza contrattuale, nel 2007, i proprietari hanno rivolto formale disdetta. In questi 12 anni la Prefettura non è mai giunta alla stipula di un nuovo contratto, benché anche l’agenzia del Demanio di Firenze, interpellata dalla stessa Prefettura nel 2009 sulla congruità del canone annuo da corrispondere, avesse stabilito che quest’ultimo dovesse essere di 22.925 euro all’anno».

Ma questa cifra, di fatto, non è mai stata pagata dallo Stato. Né la Prefettura ha mai stipulato un nuovo contratto, prendendo in considerazione le richieste dei proprietari per il pagamento degli arretrati. «Nulla di concreto è stato attuato – aggiunge Iovine – o meglio, lo Stato si è “manifestato” nel 2012, anno in cui con la legge numero 135, veniva ridotto del 15 % il canone di locazione degli immobili in cui conduttori erano pubbliche amministrazioni. Da quella data il canone di locazione che viene corrisposto è pari ad 9482,14 euro all’anno. Nella totale inerzia e disinteresse della Prefettura, del Ministero dell’Interno, del Comune, non abbiamo potuto far altro che introdurre una causa per sfratto per finita locazione, risultando gli immobili occupati senza titolo, da parte della Prefettura».

Sorprendentemente quest’ultima non ha ritenuto neanche di costituirsi in giudizio, la stessa è stata anche chiamata dai proprietari ad una procedura di mediazione ma, ugualmente, non ha ritenuto di partecipare. Evidentemente la permanenza dei carabinieri nei locali di Rio Marina non era interesse primario dei soggetti che dovevano occuparsene».

Arriva il prefetto
La procedura di sfratto si è conclusa con una sentenza del novembre 2017 che ordinava il rilascio degli immobili per il 31 luglio del 2018. «D’accordo con i proprietari abbiamo concesso, per la particolarità della situazione, altro tempo – conclude l’avvocatessa – il primo accesso per il rilascio è stato eseguito nel novembre 2018, il secondo a fine gennaio 2019. In tale occasione si è chiaramente detto che avremmo potuto alienare gli immobili ad un prezzo di circa 500.000 euro». Ma l’accordo ponte, a meno di un mese dal termine pattuito del 12 marzo, pare già minato sul nascere. Il Comune non acquisterà l’immobile.

A questo punto, per trovare una d’uscita, si terrà il prossimo 27 febbraio in un incontro nella sede del Comune, al quale prenderà parte anche il prefetto di Livorno, Gianfranco Tomao. —

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