Il presidio
Aferpi, piccoli passi da parte del Governo per risolvere il rebus energia
Intanto l’azienda studia la possibilità di realizzare un forno per i prodotti lunghi prima di quello per i “piani”
PIOMBINO. I progetti e i problemi di Aferpi dopo nove mesi sono finiti sul tavolo del Mise: all’incontro di ieri con sindacati e istituzioni come previsto non c’era il ministro Luigi Di Maio, ma il capo di gabinetto Giorgio Sorial, che per la prima volta ha riunito e ascoltato tutte le parti, ha convocato un altro incontro in maggio per verificare l’avanzamento del progetto Jindal, e pur senza prendere impegni formali ha quanto meno definito «interesse strategico nazionale» la definizione di un prezzo competitivo per l’energia, senza il quale anche solo parlare di acciaieria elettrica avrebbe decisamente poco senso. . Da qui la «moderata soddisfazione» espressa dal governatore Enrico Rossi, al termine dell’incontro insieme alla convinzione della necessità «di lavorare di più per mandare avanti l’accordo di programma», accompagnata dalla richiesta all’azienda «di esprimere con decisione e certezze la volontà di tornare a produrre acciaio investendo sui forni elettrici».
Con Sorial e Rossi al tavolo c’erano segretari e coordinatori delle rsu di Fim, Fiom, Uilm e Uglm, l’ad di Aferpi Fausto Azzi, il commissario straordinario Piero Nardi, il presidente della Commissione sviluppo regionale, Gianni Anselmi, il consigliere di Rossi, Gianfranco Simoncini, il sindaco Massimo Giuliani col vicesindaco Ilvio Camberini.
Sorial ha riconosciuto «l’inversione di tendenza rispetto alla precedente gestione», mentre Azzi rispetto alle richieste di certezze sulla nuova acciaieria elettrica, ha spiegato che studi e valutazioni sono in corso, con un focus sull’ipotesi di realizzare – al contrario delle previsioni – prima un forno per i “lunghi” e successivamente uno per i “piani”, questo per consolidare l’attività dei laminatoi che a marzo marceranno tutti insieme e che faticano a essere competitivi dal punto di vista economico con i semiprodotti dall’India e dall’Oman. A questo proposito Azzi ha confermato l’investimento da 30 milioni per il treno rotaie – anticipato ieri dal Tirreno – per una produzione con particolari caratteristiche richieste da alcuni Paesi, che «potrebbero far aumentare di quattro volte il nostro mercato».
Quanto al tema degli ammortizzatori sociali, è stato annunciato che è stata nominata in questi giorni la commissione che dovrà esprimersi sulla cassa integrazione in deroga. I sindacati hanno organizzato per oggi assemblee in fabbrica. Per il segretario Fiom, David Romagnani, «con i fatti Jindal sta dimostrando di non essere Rebrab». L’elemento più critico sono poi gli ammortizzatori sociali: a ottobre 2019 scadrà la cassa integrazione per aree di crisi industriale complessa e «anche se il governo rifinanzierà lo strumento – ha detto – temiamo che le risorse non siano sufficienti».
«In queste settimane – ha detto Lorenzo Fusco, segretario Uilm – abbiamo avuto la conferma della volontà dell’azienda di andare ad acquisire nuovi clienti e i mercati persi da anni, e questo è un fattore positivo, ma riteniamo necessaria un’accelerata, che abbiamo chiesto anche al Governo, in merito al necessario investimento sull’acciaieria elettrica».
«Dati positivi – ha detto Giuliani – sono quelli sull’occupazione, superiori a quelli previsti. A febbraio sono 740 gli occupati “full time equivalent” e l’obiettivo è raggiungere il migliaio a marzo. Sul costo dell’energia il Governo ha spiegato che sono state esaminate delle misure per consentire il mantenimento di prezzi adeguati».
Fuori dal Mise il presidio del Camping cig, dove si è fermato anche Stefano Fassina, deputato di Leu, secondo cui «rimane pericolosamente indefinito il piano industriale con le derivanti conseguenze sull’occupazione». —
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