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Agricoltura, la stretta sui prezzi mette in affanno i produttori

Claudia Guarino
Agricoltura, la stretta sui prezzi mette in affanno i produttori

Nel settore le difficoltà investono soprattutto le imprese a conduzione familiare Pasquini (Cia): «Servono delle misure in grado di cambiare lo stato delle cose» 

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venturina. Nei volti c’è l’amarezza di chi sta attraversando una crisi che porta con sé difficoltà e «disperazione». Nelle parole c’è la rabbia di chi non si arrende a una situazione «insostenibile», ma vuole fare di tutto per «lottare, accendendo i riflettori su uno stato di cose che deve essere cambiato». Gli agricoltori sono arrabbiati e combattivi. «I prezzi dei prodotti agricoli sono in calo – dice Pierpaolo Pasquini, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori (Cia) – mentre i costi di produzione aumentano e i redditi delle imprese peggiorano. Ciò che accade in Sardegna, e che ha portato i pastori a protestare versando il latte, è molto simile a quello che sta succedendo qui. L’agricoltura è in profonda difficoltà anche nella provincia di Livorno e in Val di Cornia. Sono quindi necessarie misure in grado di cambiare questo stato di cose».

Pasquini pensa a «eventuali dazi europei e ai controlli della merce in ingresso. Il libero mercato. Servono tutele». È per far sentire la propria voce e per gettare luce su una situazione «molto complicata» che nella sede Cia di Venturina Terme oltre agli esponenti dell’associazione si sono radunati anche alcuni agricoltori del territorio. «Non ce la facciamo più», dicono tutti. Sostengono che le cifre pagate per i lor prodotti sono troppo basse e a stento riescono a coprire i costi di produzione. Ma anche perché «le spese per la manodopera e il materiale sono in continuo aumento» afferma Alessandro Meini, produttore ortofrutticolo di Venturina. E d’altra parte «è necessario fronteggiare l’insorgenza dei discount, che vendono la merce a basso prezzo senza che sia garantita la qualità. C’è poi la concorrenza che fanno sul mercato i prodotti esteri, spesso economici e di scarsa qualità», aggiunge Paolo Pescia, apicoltore di Rosignano. Tutti aspetti che espongono un’impresa al pericolo del tracollo e, in generale, «al rischio concreto di perdere una preziosa risorsa per il Paese, qual è l’agricoltura», come sostengono dalla Cia.

Un simile discorso è applicabile pressoché a tutta la provincia, compresa la Val di Cornia, ed è valido per quasi tutti gli ambiti. Da quello cerealicolo all’ortofrutticolo, passando per l’allevamento dei bovini. Quest’ultimo settore, per esempio, nella provincia di Livorno, dal 2010 al 2017, ha visto diminuire il numero degli allevamenti del 32%. Evio Giannellini alleva bovini a Venturina e sostiene che «sia sempre più difficile lavorare. C’è anche il problema dei mattatoi. Quelli in zona stanno chiudendo tutti e per macellare un animale bisogna fare 500 chilometri, con costi impossibili da sostenere». Quindi, afferma Pescia «ci serve una remunerazione più giusta, indipendentemente dal prezzo che viene imposto dal mercato», anche perché, sottolinea Pasquini «se le cose continuano così o si smette pian piano di lavorare o si portano avanti azioni esemplari, proprio come è successo in Sardegna. Non possiamo più sopportare tutto ciò». A inizio di marzo, raccontano gli agricoltori, ci sarà un tavolo in Regione per capire se esistono margini di miglioramento e se possono essere prese misure per cambiare una tale situazione. «Vedremo che cosa uscirà fuori – conclude Pasquini – se non cambierà niente ci organizzeremo per manifestare». –

Claudia Guarino

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