Il Tirreno

campiglia 

Bertini è il candidato sindaco Gruppo 2019 scopre le carte

Annalisa Mastellone
Bertini è il candidato sindaco Gruppo 2019 scopre le carte

«La nostra lista civica si pone come obiettivo un cambio di prospettiva» Tra le priorità un piano contro il degrado in zone come Coltie e la stazione

4 MINUTI DI LETTURA





campiglia. «Bisogna, innanzitutto, ristabilire una sana democrazia, con regole uguali per tutti e ricostruire una visione strategica dell’azione amministrativa. La nostra lista civica, trasversale e aperta a tutte le sensibilità, si pone come obiettivo un cambio di prospettiva. Cambiamento necessario viste le emergenze del territorio». È la premessa con cui Nicola Bertini comincia la corsa elettorale da candidato sindaco del Gruppo 2019. Dopo l’ufficializzazione della candidatura, nelle fila della lista che ha contribuito a far nascere, questa sera ci sarà l’incontro pubblico, alle 21 nella saletta comunale di Venturina Terme. E sarà l’occasione per illustrare ai cittadini i punti su cui si sviluppa il programma elettorale.

Bertini, 37 anni, nato a Piombino, dopo i primi mesi a Venturina si trasferisce a San Vincenzo. Qui si candida a primo cittadino nel 2003 e nel 2009, poi per dieci anni (2004-2014) è capogruppo d’opposizione. Dal 2009 ha fatto parte della lista Comune dei cittadini, di cui è fondatore. Dal 2014 è coordinatore delle liste civiche della Val di Cornia. Dallo scorso anno vive a Suvereto.

Al suo fianco, in occasione dell’annuncio della sua candidatura, altri rappresentanti del Gruppo 2019: Sara Gabrielli, Beatrice Bettini, Rinaldo Barani e Fiorenzo Bucci. «Siamo convinti – afferma Bertini – che questo territorio è destinato a morire se non sostituiamo subito il progetto che vede la Val di Cornia come polo nazionale e internazionale dei rifiuti e distretto regionale delle cave con un progetto che la qualifichi come polo nazionale per il risanamento ambientale e la valorizzazione del patrimonio storico, ambientale e paesaggistico nonché delle imprese agricole e della filiera dell’agroalimentare e di un turismo legato alla valorizzazione dell’identità territoriale. Questi i settori su cui dovrà puntare il futuro».

Una «visione asfittica» quella in cui si proietta attualmente il territorio che per Bertini penalizza maggiormente Campiglia rispetto agli altri comuni, perché è il crocevia della Val di Cornia e deve avere un ruolo chiave nel suo rilancio. «L’amministrazione campigliese si è distinta nell’assenza di una visione strategica complessiva, una mancata capacità quindi di pianificare il territorio e leggerne tessuto e risorse – sottolinea –. Dopo l’aggiunta di Terme al nome di Venturina, nulla si è fatto per concretizzare le prospettive di sviluppo del comparto termale, anzi. Senza alcuna logica urbanistica si vuol permettere la realizzazione di altre superfici commerciali al posto dell’ex Comer. Mentre la funzione naturale di quei luoghi è turistica: in quella cerniera che collega area termale e laghetti si potrebbe creare un polo attrattivo legato al termalismo e alla fruibilità di spazi verdi».

Una priorità per l’amministrazione comunale deve essere «la riqualificazione delle zone degradate del paese», ribadisce il candidato sindaco. «Invece di pensare a espandere Venturina e Campiglia – prosegue – urge un piano straordinario di recupero di zone in preda a un degrado inaccettabile: Coltie, via Cerrini, la stazione, via dei Parchi termali. Una nuova progettualità per l’intero centro urbano che risolva i nodi della viabilità e dei parcheggi, che ripristini le condizioni precedenti nella Ztl e coinvolga gli immobili della Sefi e di Sviluppo Toscana. Che superi il dualismo tra Campiglia e Venturina due ricchezze che possono beneficiare l’una della presenza dell’altra. Da qui l’esigenza di difendere ogni servizio oggi presente nel borgo, su tutti scuole e uffici comunali, e capovolgere la tendenza in atto a trasformarlo in una cartolina per turisti sempre meno popolata da residenti. Servono i servizi necessari a rendere vivibile tutto l’anno il centro storico, senza promesse fantasiose e irrealizzabili».

Le cose da fare sono tante. «Lo stato delle casse comunali – precisa – non permette grandi margini di manovra. Le finanze sono ingessate a causa di scelte politiche e nonostante il nostro sia un comune con una pressione fiscale elevatissima. Siamo in un periodo di crisi, ma ci sono delle mancate entrate soprattutto, come l’Asa che deve al Comune 1,5 milioni di euro, residui attivi che risalgono al 2009, e questi soldi non arrivano. E poi altre storture, come i costi legati alla Parchi e una serie di contraddizioni nel bilancio. Anche il leasing di oltre 300.000 euro all’anno della Sefi non aiuta. Il lavoro da fare è enorme, senza fare promesse che non si possono mantenere, bisogna essere onesti coi cittadini. E credo che questa lista sia lo strumento adatto per riportare le istituzioni a operare nell’interesse della comunità». –

Annalisa Mastellone

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino