Il Tirreno

L’associazione interviene ancora su Aferpi 

Per Camping Cig Art. 1 non c’è niente di positivo «Serve la mobilitazione»

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la protesta

Camping Cig Art. 1 fa un esame apocalittico della situazione di Aferpi. Si comincia dal salario “da poveri” («dopo il – 30% dell’era Rebrab, adesso -200 Euro circa per la nuova Cig) per proseguire con tutte quelle che l’associazione vede come criticità superabili solo con l’ingresso dello Stato nella gestione dello stabilimento. Una farsa, secondo Cig, “l’accordo rotazioni”: «Ruotano in pochissimi e per gli affiancamenti non ci rimborsano né viaggio né mensa. Accordo subito contraddetto dai tagli al monte ore di lavoro, fino al 30% in molte postazioni. Si avvia la nuova organizzazione del lavoro, in una situazione caratterizzata già da pressione sui ritmi e meno sicurezza, vedi infortunio grave al Tmp».

C’è poi la paventata esternalizzazione della vigilanza: «Pericoloso precedente. I comportamenti concreti di Jindal non sono quelli di una azienda che vuole costruire un nuovo moderno stabilimento siderurgico. Jindal uguale Rebrab?». C’è poi il rischio della riduzione delle ore di lavoro: «Si allontana la continuità produttiva dei treni, non si investe sui treni: niente qualità, niente mercato! Si risparmia già all’osso sulle manutenzioni, non si migliora la qualità del prodotto e non si aggredisce il mercato, si usa la Cig solo per ridurre i costi, non per accelerare gli investimenti, e non si sa nulla sul piano per gli smantellamenti».

Secondo Art. 1 «bene l’incontro al Mise del 19 febbraio, ma restare passivamente in attesa di quella data (come vorrebbero i sindacati) significa ancora una volta finire complici della strategia “al rimando” dell’Azienda e delle amministrazioni che hanno messo il cappio al collo degli operai Aferpi». Quindi sarebbe necessario: «Convocare subito le assemblee dei lavoratori; andare al Mise con la fabbrica in mobilitazione. Devono essere i lavoratori a decidere come reagire, senza escludere forme radicali e con una piattaforma chiara. Noi proponiamo principalmente: investimenti subito ai treni di laminazione; anticipare la realizzazione del primo forno elettrico; accelerazione e trasparenza su smantellamenti, riutilizzo aree, messe in sicurezza e bonifiche. E soprattutto: in assenza di risposte concrete e tempestive, lo Stato riprenda le redini dello stabilimento. Ma sono necessari anche chiarezza sugli esuberi, incentivi all’ uscita, misure previdenziali e fiscali di sostegno per tutte le categorie sociali penalizzate - conclude Camping cig - nella nostra Area di crisi complessa». —



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