Il Tirreno

ambiente 

Anche Italia Nostra contesta l’ampliamento della cava Eurit

Luigi Cignoni

Dure critiche alla Regione: «Privilegia un settore economico ormai antistorico in un’isola inserita in un arcipelago a forte connotazione ambientale e turistica» 

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PORTO AZZURRO. Ora anche Italia Nostra arcipelago toscano, dopo Legambiente, si scaglia furiosa contra la delibera della giunta regionale che di fatto ha autorizzato la società Eurit a estendere, in località Crocetta nel comune di Porto Azzurro, le attività di estrazione. Sono interessati sei ettari da cui prelevare oltre due milioni di tonnellate di rocce elbane, per trasformarle in tante piastrelle colorate. Tutto ciò con tutte le autorizzazioni degli enti preposti alla valutazione del progetto: la Soprintendenza, il Genio Civile. Insieme si accodano i sindacati e la rappresentanza dell’industria.

«Dodici pagine – scrive Italia Nostra in un comunicato – infarcite di una ventina di “visti” , una trentina di “prese atto” , e un’altra trentina tra “rilevati” , “premesse e richiamati” offrono un desolante quadro burocratico-amministrativo che, nei fatti, ci dice che in dieci anni sarà scapitozzata la collina di Cima Grande “nell’interesse pubblico” per motivi di “natura sociale ed economica”. Motivi che prevalgono “rispetto all’incidenza negativa sui siti della Rete Natura 2000” in relazione ai quali saranno adottate “misure compensative individuate dal proponente”. Che sminuiscono il ruolo nell’isola del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano».

Qualcosa in tutto questo stride. Italia Nostra si pone una domanda: fra dieci anni, perdurando ancora l’interesse pubblico delle motivazioni socio-economiche, cosa ne sarà dell’Isola? Nell’emergenza contingente, dovendo scegliere tra posti di lavoro e ambiente, è ovvio che vengono scelti i posti di lavoro. «Ma di emergenza in emergenza – incalza l’associazione – finiremo per cavare minerale all’iconico Capo Bianco. La giunta Rossi maschera con questa delibera il proprio fallimento nell’affrontare la situazione nell’interesse pubblico e l’inefficienza nelle trattative economiche e compensative in corso da anni, non con la piccola consociata Eurit, ma con la casa madre, l’impresa Colorobbia. Un’azienda leader nel mondo».

Secondo gli ambientalisti poi non vale poi così tanto appellarsi ai fondamentali principi del Piano di indirizzo territoriale con valenza di Piano paesaggistico approvato dalla Regione. Può essere rischioso vicino alle elezioni. «Si preferisce trascurare – continua il comunicato – qualunque riferimento alle “linee guida per la valutazione paesaggistica delle attività estrattive” chiaramente declinate nel documento. Si preferisce nascondersi dietro valutazioni a breve termine, rinnegando il piano paesaggistico, rivolto non certo a un paesaggio astratto. La Convenzione europea del Paesaggio ce lo spiega, il paesaggio è una parte di territorio così come è percepito dalle popolazioni che vi abitano, vi lavorano, dall’ambiente, dalle loro relazioni. Fa male constatare – prosegue Italia nostra – che il futuro dell’economia elbana privilegiato dalla Regione sia il lavoro di cava, antistorico in un’isola a forte connotazione ambientale e turistica. Non ci si è nemmeno accorti che si ignorano le aspettative dei giovani, che si mette in crisi il lavoro di chi abita nella zona, che si sfigura tutta l’Elba. La gestione strategica di un territorio si aspetta anche questo, una sua progettazione formale riconosciuta e condivisa dagli abitanti, che tenga conto – conclude la nota – delle responsabilità politiche e amministrative di indirizzo e controllo della giunta Rossi, in questo caso svilite nei fatti». —

Luigi Cignoni

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