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«Amo Piombino e la porto con me per farla conoscere al mio pubblico»

Francesca Lenzi
«Amo Piombino e la porto con me per farla conoscere al mio pubblico»

Le origini, la musica, l’amicizia con i Matti delle Giuncaie Intervista con il cantautore italo-canadese Marco Calliari 

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Canada-Italia andata e ritorno. E spesso per Italia s’intende Piombino. Vista, amata, visitata e ri-visitata. E fatta conoscere. Il cantautore Marco Calliari, canadese di nascita, ma legato da sempre alle proprie origini italiane. Da figlio di padre trentino e madre del sud-Italia può essere considerato un ambasciatore delle nostre bellezze nel mondo. Come nel settembre 2017 quando portò una sessantina di fan quebechesi al seguito. O come l’anno scorso, ospite dell’Energetica Festival nel parco Punta Paini a Riotorto dove ha ritrovato i Matti delle Giuncaie, dopo l’esperienza dell’Energetica Festival in Tour in Canada.

In vacanza con Calliari. come nasce questo format?

«“L’Italie avec Calliari” nasce dalla voglia di portare anche la mia famiglia in Italia, aumentata da quando sono diventato babbo. Avendo poi un pubblico molto fedele, ho chiesto se voleva condividere con me la scoperta dell’Italia. Nel 2017, a Piombino, eravamo 64. Nel 2018 in Sicilia 57, mentre il prossimo settembre saremo in Trentino e Veneto».

Quanto è legato all’Italia?

«Molto. Grazie anche ai miei genitori che hanno sempre valorizzato la trasmissione della lingua».

E Piombino? Quando l’ha conosciuta?

«La prima volta con la Bandabardò, in tournée. Era il 25 aprile 2010 ed ero con i Matti delle Giuncaie che facevano la mia support band. E lì incontrai Erriquez che, a fine concerto, mi chiamò per cantare “Bella ciao” davanti alla piazza piena di gente. Che finale esplosivo! Sono poi tornato nel 2017 con un gruppo di turisti quebechesi per una settimana al Villaggio Orizzonte, e ho ricevuto dal Comune un attestato di ringraziamento per la promozione della cultura italiana nel mondo. Mi piace Piombino e vorrei scoprirla molto di più».

Musica e luogo. Che legame c’è?

«Dipende sempre dall’energia del pubblico, dal loro modo di ascoltare i brani. Dunque un brano forse funziona meglio per un certo pubblico che per un altro».

Come definirebbe la sua musica?

«Sono cresciuto ascoltando la musica italiana. Poi sono arrivati il rock e l’heavy metal. Ho iniziato a scrivere e interpretare canzoni in italiano dopo un viaggio in Trentino a 19 anni. A un certo punto mi sono ritrovato a suonare con un musicista italiano davanti a un pubblico soltanto italiano. E suonavamo canzoni in inglese, americano, quebechese, quando un vecchietto ci chiese “Perché non ci suonate in italiano?”. Buona domanda. Comprai subito un libro di grandi canzoni per imparare Bella ciao, O sole mio,Torna a Surriento. La mia musica è un mix di world-music fra l’Italia e tante altre influenze, come la musica popolare quebechese, il flamenco, il mariachi, il fado, il raggae».

Le ultime cose che ha fatto?

«Ho lavorato al mio undicesimo album “Calliari Bang! Bang!” in uscita nei prossimi giorni. Un album che sottolinea i miei trent’anni di musica, fra pezzi originali e interpretazioni di Paolo Conte, Fabrizio De André, Domenico Modugno, Fred Buscaglione».

E nel futuro di Calliari che c’è?

«Ancora tantissima musica! E continuare a scoprire altri talentuosi artisti italiani con cui condividere la passione per la musica». —

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