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Cava Eurit, dalla Regione sì all’ampliamento

La collina oggetto dell'ampliamento della cava Eurit
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La collina oggetto dell'ampliamento della cava Eurit

Legambiente furiosa: «Un clamoroso caso di negazionismo ambientale dovuto a una obsoleta politica estrattivista»

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PORTO AZZURRO. «Un clamoroso esempio d’ipocrisia politica e di negazionismo ambientale». Così Legambiente arcipelago toscano definisce la delibera approvata dalla giunta regionale Rossi che di fatto consente all’Eurit la rimozione di un’intera cima di collina (circa 6 ettari ed una volumetria complessiva di 818.000 metri cubi di escavo), provocando «un fortissimo impatto paesaggistico – spiega Legambiente – e ambientale, per concedere l’ampliamento della miniera “La Crocetta”, nel comune di Porto Azzurro. Così proprio non va».

Legambiente e Parco già in passato avevano fatto notare alla Regione che il progetto avrebbe comportato «un’incidenza negativa significativa sugli obiettivi di conservazione dei siti Zps “Elba Orientale”, Sir “Zone umide del Golfo di Mola e di Schiopparello” e su alcune specie e habitat tutelati dalle direttive comunitarie”. Nonostante ciò, la Regione ha dato comunque l’ok all’ampliamento della cava di eurite, perché mancherebbero «alternative possibili» e il progetto di un’impresa privata deve invece essere realizzato perché esisterebbero «motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi i motivi di natura sociale ed economica». Per cui lo sbancamento della cima di una collina potrà essere fatto «adottando le misure compensative ritenute necessarie a garantire la coerenza globale della rete “Natura 2000”».

«Misure compensative – fa subito notare Legambiente – praticamente impossibili da realizzare, vista la complessità della rete ecologica dell’area e dei problemi posti da Legambiente e Parco Nazionale e dal comitato di cittadini che hanno proprietà al confine del nuovo enorme sbancamento e che verranno fortemente danneggiati». Gli ambientalisti fanno notare che se si fosse adottato lo stesso criterio all’inizio degli anni ’90, quando l’Eurit chiese di ampliare la miniera di Marciana, a quest’ora ci sarebbe sulla collina una voragine che arriverebbe fino alla Cala, dove insisterebbe un porto industriale per caricare il caolino, al posto di una magnifica spiaggia e di uno dei più bei panorami del Mediterraneo.

«Per fortuna – continua il Cigno Verde – i Comuni di Marciana Marina e Marciana si opposero allora a quello scempio insieme a Legambiente. Poi ci pensò l’istituzione del Parco a rendere vano ogni tentativo dell’Eurit di massacrare ambiente, paesaggio e biodiversità».

Per Legambiente la Regione consente a un’azienda di rimuovere la cima di una collina, ammettendo che tra soli dieci anni il problema di tenere aperta quella miniera si ripresenterà e «forse bisognerà inventarsi un altro “interesse nazionale” e altri aleatori risarcimenti ambientali». Ciò che preoccupa gli ambientalisti è il silenzio di M5s e Lega che non hanno ritenuto utile difendere ambiente, paesaggio ed economia. E allora si rivolgono ai cittadini: «La delibera regionale, così come è scritta, si presta a numerosi rilievi e ricorsi. Chi vorrà farli – concludono – avrà il sostegno di Legambiente Arcipelago toscano».

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