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Lutto per la morte di un noto ristoratore

Lutto per la morte di un noto ristoratore

Arrivato da Grosseto aveva aperto il ristorante Ombrone. Negli anni ’80 la stella Michelin, era un artista della cucina

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SUVERETO. Negli anni ’80, si era potuto cucire una stelletta sul petto, quella della guida Michelin. Il primo in provincia a ricevere il riconoscimento, insieme al suo allievo Giorgio, il patron della blasonata Enoteca Pinchiorri di Firenze. Poi aveva scelto di far conoscere il ristorante “Ombrone”, la città, la Maremma e i suoi sapori anche fuori dalla provincia, aprendo l’Eno-Olisteria con lo stesso nome a Suvereto, nel livornese. Giancarlo Bini è stato questo e molto altro: chef di livello che aveva scelto di non restare stretto nei confini della sua città, dove aveva aperto il ristorante Ombrone, all’incrocio tra via Matteotti e via Mameli.

Martedì mattina alle 3, il suo cuore che aveva continuato a battere con la stessa passione e con lo stesso amore che lo aveva accompagnato per tutta la sua vita si è dovuto arrendere alla malattia. È morto all’hospice, dove era stato trasferito dal reparto di Neurologia e dove, da domenica sera, le sue condizioni si erano aggravate.

Aveva 78 anni. Profondo conoscitore dell’eccellenza enogastronomia, lascia la moglie Graziella, i figli Gianluca e Riccardo, le figlie Francesca e Silvia e i tanti nipoti, che amava più della sua stessa vita. «Una perdita enorme per tutti - dice Antonio Stelli, delegato Ais di Grosseto - Giancarlo non solo ha dato un contributo importate all’Associazione a livello nazionale ma è stato essenziale per la storia della cultura del vino. Portavoce della qualità, ha insegnato a tutti noi il valore della professione a la passione per le eccellenze di questo territorio. Ci mancherà terribilmente».

Fu proprio Bini che, alla fine degli anni Sessanta, decise di impegnarsi per la conoscenza professionale del vino. Dopo aver conseguito il titolo di sommelier a Milano, Bini infatti decise di aprire una delegazione Ais a Grosseto, che quindi fu la prima a nascere in Toscana ed una delle primissime in Italia.

Aveva un cuore enorme Giancarlo, tanto da aver adottato un giovane giapponese, Keisuke Nakamoto, che era venuto in Italia per imparare l’arte della cucina e che poi ha aperto il ristorante Bini a Kyoto. Le orme del padre, sono state seguite anche dal figlio Riccardo, patron del ristorante de’ Bini che si trova proprio dietro al Duomo di Milano. Giancarlo era stato ricoverato in condizioni molto gravi all’ospedale Misericordia più di due settimane fa e la figlia aveva denunciato la scomparsa della fede nuziale, che l’uomo portava all’anulare dal febbraio del 1964, quando si sposò con Graziella. Fede poi ricomparsa nel suo armadietto.
 

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