Viola, un’eccellenza elbana a Boston: sei mesi per preparare la tesi ad Harvard
Venticinque anni, studentessa di ingegneria biomedica: è al lavoro per creare protesi per i bambini malati
PORTOFERRAIO. Viola Del Bono, 25 anni è una portoferraiese doc. Ma da un po’di tempo non passeggia più in piazza Cavour o altrove nella città medicea e napoleonica. Entra invece, tutte le mattine, in uno dei laboratori del Children’s Hospital di Boston. Uno dei centri dell’élite della sanità dello stato del Massachusetts, un istituto dotato di 395 letti, il numero uno della nazione per il 2018/9.
La ragazza elbana è impegnata quotidianamente, dalle 9 alle 17, per realizzare la sua tesi di laurea magistrale in ingegneria biomedica. Non capita a tanti una chance del genere. Deve studiare e descrivere un dispositivo robotico da costruire ed impiantare nel corpo umano ed esattamente in bambini malati di sindrome dell’intestino corto.
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Purtroppo a loro manca una parte funzionale dell’intestino breve, per cui hanno un malassorbimento dei nutrienti che porta a gravi conseguenze. Per questi motivi è volata negli Usa, dove vivrà per sei mesi. Del Bono ha compiuto le scuole dell’obbligo nella sua città, si è diplomata poi al Foresi con lo scientifico, per poi proseguire con gli studi universitari. Per avere questa possibilità di studio oltreoceano, e in un ambiente così qualificato, occorre di certo avere rendimenti di studio elevati e possedere un’ottima padronanza della lingua inglese. Così Viola vive un’esperienza formativa altamente professionalizzante.
Tale possibilità è nata da una collaborazione tra la sua università di Pisa e quella della Harvard Medical School, della città americana che si affaccia sull’Atlantico. Del Bono è stata infatti scelta tra altri candidati eccellenti, dopo un colloquio via Skype con Pierre Dupont, professore di chirurgia alla Harvard Medical School e responsabile dei “Pediatric cardiac bioengineering laboratory”, dove ora agisce la ragazza. Finito il colloquio il docente ha dato il suo ok dicendo “Come to Boston Viola”. «La Harvard è una scuola di alta specializzazione-dice la giovane al Tirreno – che ha programmi educativi in grado di promuovere la missione principale, che è quella di alleviare la sofferenza umana, preparando un gruppo eterogeneo di specialisti sia nell’assistenza clinica sia nell’indagine biomedica, per una scienza al servizio di individui e popolazioni a livello locale, nazionale e mondiale».
Campi d’intervento tipici dell’ingegnere biomedico sono la realizzazione di strumenti di diagnosi clinica, ad esempio Tac e macchine radiografiche, protesi articolari e altri funzionali come le valvole cardiache, ma anche la realizzazione di sistemi software di supporto alla decisione e all’organizzazione in ambito clinico Negli ultimi anni si è diffusa anche in Italia la figura di tale ingegnere clinico, che si occupa pure della gestione del parco apparecchiature degli ospedali.
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