Il Tirreno

oggi i funerali 

«È grazie a Brambilla se abbiamo conosciuto le nostre radici»

«È grazie a Brambilla se abbiamo conosciuto le nostre radici»

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portoferraio. I funerali di Gino Brambilla, morto l’altro ieri mattina nella sua casa di Portoferraio a 90 anni, si terranno questo pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Giuseppe alla Sghinghetta. «La sua scomparsa ci rattrista enormemente – ha detto Roberto Marini, assessore alla Cultura del Comune –. Era una figura molto legata alla nostra Isola e alla nostra storia. È grazie a lui che abbiamo conosciuto meglio le nostre radici. Gino ha caratterizzato tutta un’epoca e ci ha aiutato ad essere fieri della nostra storia». È stato un personaggio perfettamente inserito nel paesaggio umano della Portoferraio anni ’60. Così lo ricorda Franco Cambi, docente all’università di archeologia, a Siena: «Se oggi faccio l’archeologo e insegno archeologia – ha detto al Tirreno - dipende soprattutto da lui e dalla passione che ha saputo trasmettermi quando avevo 14 anni e partecipavo alle sue gite a San Martino, al Cocchero, ai Sassi Ritti. Se, quaranta anni dopo sono tornato all’Elba da archeologo è merito o colpa anche sua, oltre che della mia cara allieva Laura Pagliantini, che ha scelto di svolgere sull’archeologia elbana la sua tesi di dottorato di ricerca. Chiunque abbia operato all'isola nel settore del patrimonio ambientale e culturale sa di avere con Gino Brambilla un grande debito. Gino è stato l’uomo delle innumerevoli scoperte, segnalazioni, recuperi, iniziative di tutela al servizio della Soprintendenza, per conto della quale è stato a lungo ispettore onorario all'Isola, in anni lontani (e difficili per la tutela) assumendo spesso responsabilità gravose a difesa del patrimonio archeologico, in terra e in mare. Ha scritto di lui Silvia Ducci, archeologa della Soprintendenza responsabile per l’Elba: “Storico ispettore onorario (al quale non saremo mai abbastanza grati per aver recuperato e evitato la dispersione di tanti reperti, e per aver messo a disposizione degli studiosi, con grande generosità, il suo archivio dei dati)». A lui si deve l’associazione “Gruppo archeologico naturalistico elbano”, impegnato nel lavoro di arrivare a intendere l’Isola e l’arcipelago, come un universo composito ma integrato. «Le sue schede e le sue fotografie - dice Cambi - sono una preziosa eredità per la comunità elbana: i segni lasciati da un uomo alla terra che lo accolse e che lui ha sempre profondamente amato. La sua storia e il suo ricordo sono destinati a continuare». —

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