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Lo chef dell'Elba ha conquistato Parigi con le delizie della cucina isolana
Gabriele Muti sta riscuotendo grande successo nella capitale francese col suo ristorante "L'Uncino" proponendo piatti e prodotti tipici dell'isola. Ora ha un nuovo progetto
PORTOFERRAIO. «Il primo ministro francese Edouard Philippe è di casa nel nostro ristorante, l’Uncino, ma sono pure habitué noti uomini d’affari e attrici e attori tra cui Isabelle Carré e Hyppolite Girardot, ma anche altri big parigini». Lo afferma Gabriele Muti, chef riese e sommelier, 40 anni, che sta riscuotendo uno straordinario successo nella capitale francese dei cugini d’oltralpe. Un successo ottenuto proponendo alla clientela piatti tipici e genuini dell’isola d’Elba, tra cui "Sburrita di baccalà", "Stoccafisso alla riese", "Penne in barca" e altri piatti tipici dello "Scoglio", come definì la più grande isola dell’Arcipelago Toscano, il compianto e celebre scrittore e giornalista elbano, Gaspare Barbiellini Amidei. Ma come si fa, da Rio, a catapultarsi a Parigi e a fare subito centro? Quale è stato il cammino di questo giovane isolano diventato una star della cucina in Francia, figlio di ristoratori elbani, cioè Franco Muti e Gabriella Contestabile, che sono anche viticoltori? Lo spiega lo stesso Gabriele, che riassume le sue vicende al Tirreno.
«La mia carriera in due parole: avendo due genitori amanti delle cose buone, che loro stessi coltivavano, non poteva che nascere la mia passione per la cucina di qualità e per il vino naturale. Del resto ho sulle spalle 18 anni di chef stellato italiano, 3 anni di stellato francese. Come sono arrivato a Parigi? Perché ho conosciuto mia moglie a Firenze. Si chiama Tala ed è parigina, tre lauree alla Sorbona, specializzata in comunicazione e marketing. Insieme abbiamo deciso di creare il nostro futuro nella sua città. E ci siamo inventati il ristorante Uncino, un nome che richiama i pirati. Nel 1500 facevano ripetute scorribande all’Elba e influenzarono la cucina locale che prese tendenze anche orientali. È un progetto che prende forma lungo tutto il 2017 e abbiamo avuto fin dall’inizio la chiara intenzione di proporre la cucina povera dell’Isola d’Elba. Abbiamo aperto a fine aprile 2018 e dopo pochi giorni abbiamo avuto articoli su L’Express, Le Figaro, Le Monde, Le Journal du dimanche, Telerama, Vougue Elle, per citarne solo alcuni».
Apprezzata quindi la cucina che propongono Gabriele e Tala, quella classica elbana; altri esempi come "Spaghetti alla margherita", "Carciofi ritti", "Zuppetta di granchio" e non poteva mancare il mitico polpo lesso all’elbana, un piatto tra i più richiesti, cotto con le tre immersioni nell’acqua salata e poi servito un po’ fermo, come una splendida carne di mare, accompagnato da una crema di patate e un olio d’oliva con prezzemolo. Piatti alcune volte leggermente rivisitati nella forma ma mai nella sostanza e lo chef riese lavora con una carta corta ed esclusivamente con prodotti di qualità. Ma non manca, a fine pasto, che in media vale sui 40 euro, un assaggio del re dell’isola in fatto di vini: l’Aleatico, rigorosamente naturale, fatto dal padre.
Con tale ultima degustazione i parigini sono catturati ulteriormente, e non possono fare a meno di tornare in rue La Bruyére 31. E Gabriele non si ferma: «Abbiamo un nuovo progetto - ha concluso - con l’apertura di un secondo ristorante, questa volta in una zona diversa di Parigi. Oggi siamo in pieno centro, vicino a piazza San Giorgio; vogliamo portare la cucina dell’isola in una zona più popolare, proponendo comunque le nostre scelte. Salvo imprevisti l’apertura è prevista per il 2019». E quindi Parigi è conquistata dall’elbano che offre la cucina di casa sua, dai sapori meravigliosi con piatti dall’aspetto rustico e senza fronzoli. Stando alle recensioni dei media francesi, ormai andare dal Muti è una meta dei buongustai. È il caso di dire che l’Uncino ha agganciato i parigini.
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