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«Rossi lavori “ventre a terra” anche per le bonifiche»
Bruschi (portavoce di Legambiente) chiede al presidente della Regione la stessa determinazione espressa per il ripristino del litorale post mareggiate
PIOMBINO. E le bonifiche? Legambiente rivolge la domanda al presidente della giunta regionale Enrico Rossi apprezzando l’approccio con cui, da commissario, sta procedendo per arrivare al ripristino del litorale distrutto dalle mareggiate di fine ottobre.
Rossi, però, è commissario anche per le bonifiche dell’area industriale ex Lucchini di cui si parla da anni.
«Vorremmo - sottolinea - che Rossi non si sottraesse agli impegni per avviare il risanamento del Sin. Risponda ai quesiti che gli abbiamo girato a inizio mese e, come per la costa flagellata, lavori “ventre a terra”, tempi certi, incontri cadenzati, coordinamento fra le varie istituzioni per cogliere l'obiettivo: inizio materiale dei lavori almeno di rimozione dei cumuli di rifiuti accampati nel Sin».
La rimozione dei cumuli é la precondizione necessaria per procedere alla messa in sicurezza di tutta l'area mediante le procedure previste. «Rossi ci dia rapide rassicurazioni e soprattutto rapidamente faccia partire i lavori», insiste il portavoce di Legambiente.
Per iniziare serve un bando con cui individuare l’azienda che dovrà intervenire per togliere almeno i cumuli. Sono già noti e analizzati. «Vanno tolti e in parte possono essere riciclati producendo misto cementato. Le risorse ci sono. Si stima un fabbisogno di 16 milioni e 400 mila euro già disponibili al ministero. Firenze si coordini con Roma, emetta il bando e si proceda».
Si quantificano un centinaio di ettari coperti dal materiale da rimuovere, dei quali 35, tempo addietro sotto sequestro, sono i più conosciuti.
Ricavando il dato dalle riunioni che si sono succedute a vari livelli, si può stabilire che dei famosi 50 milioni già stanziati dal ministero, 16 milioni e 400 mila permetterebbero la rimozione dei cumuli. Insomma, per Bruschi, basta semplicemente partire.
Anche Rimateria potrà concorrere al bando. «Se se lo aggiudicasse potrebbe mettere il materiale in parte in discarica, in parte dovrebbe trattarlo e riciclarlo. Negli impianti urbani possono finire per legge i rifiuti pericolosi non reattivi. Se reattivi lo fossero, andrebbero inertizzati oppure trasferiti in siti dedicati», afferma.
A preoccuparlo è anche il fatto che Invitalia punterebbe alla messa in sicurezza dei cumuli di rifiuti e non alla rimozione mentre il ministero opterebbe per nuovi studi.
«Analisi ne sono state fatte tante, nuovi campionamenti sarebbero tempo e denaro sprecato senza prendere alcuna decisione operativa e concreta di risanamento del territorio. La situazione è conosciuta e chiara», replica Bruschi. Vogliamo procedere alla rimozione per recuperare quella parte che è possibile riciclare e di mettere a discarica il restante? Vogliamo liberare il territorio da inutili e pericolosi cumuli per fare spazio ad attività produttive? Sono le domande di Bruschi che, come per il litorale, spera di poter sentirsi rispondere che entro giugno inizia il risanamento con le bonifiche. —
V.P.
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