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Presepe vivente con sessanta figuranti È la prima volta per Monteverdi e Canneto
L’idea di un gruppo di amici ha presto coinvolto tutto il paese con la benedizione del parroco don Franco Guiducci
l’evento
Si prepara un inedito Santo Stefano nel centro storico: il Presepe vivente, una rappresentazione sulla traccia del Vangelo di Luca, che coinvolgerà una sessantina di donne e uomini, credenti e non, in costumi d’epoca ed anche un certo numero di animali. Le tre piazze centrali – Convento, della Chiesa e della Torre – sono state scelte come palcoscenico principale della rievocazione, ma anche luoghi “minori” e mai adeguatamente rivalutati come la Ruga Buia e la balconata delle Piazzarette offriranno suggestivi sfondi ad alcuni dei momenti più significativi.
Tutto è nato alla fine dell’estate, tra un gruppo di amici che si interrogavano su come animare gli ultimi giorni dell’anno oltre i soliti tradizionali appuntamenti; e sull’onda dell’entusiasmo che tre mesi prima aveva coinvolto numerosi paesani nella rievocazione, salendo all’Abbazia di San Pietro, della vicenda storica di Walfredo e del suo monastero benedettino: Angela, Lisa, Liana, Carlo, Daniele, Uliano – questi i loro nomi – hanno subito raccolto inaspettati consenti e tutti insieme si sono messi al lavoro per scrivere un canovaccio, trovare o realizzare i costumi adatti, coinvolgere le associazioni del comune, stabilire chi fa che cosa.
Anche la frazione di Canneto ha dato una mano, soprattutto suggerimenti vantando l’allestimento di un Presepe vivente di notevole impatto evocativo nel borgo-castello, alcuni anni fa, ma rimasto senza seguito. Attivato l’ingranaggio del volontariato, la ruota dell’organizzazione s’è messa a girare rapidamente ed ecco che a pochi giorni dalla “messa in scena” il Presepe vivente di Monteverdi è ormai pronto per il debutto. Approntati i costumi (in parte affittati, altri della Pro Loco o realizzati per l’occasione da privati). Assegnate le parti principali: un aitante Impero interpreta Giuseppe, una giovane mamma di nome Alessia è Maria, il suo bimbo Edoardo è Gesù nella culla. Semplici ed essenziali le scenografie installate nelle tre piazze a rappresentare l’Annunciazione, il castello di Erode, la capanna della Natività. Musica in sottofondo.
Il copione attribuisce ad un narratore il compito di tessere i fili del racconto storico-religioso, mentre gruppi di figuranti convergono lentamente verso la Capanna ed altri interpretano antichi mestieri.
Un recinto di caprette e un altro di galline arricchiscono gli aspetti rurali della scena, e sono gli unici animali perché, per ragioni di sicurezza, diciamo così, si è rinunciato al bue e all’asinello.
Infine, celebrata la Natività, tutti gli “attori” si riuniranno in S. Andrea, attesi dal parroco don Franco Guiducci. Non coinvolto nell’allestimento del Presepe vivente, ma sempre vicino a organizzatori e partecipanti con incitamenti e consigli. E la raccomandazione «che si superi il momento ludico per individuare una dimensione spirituale suscitatrice di interrogativi. Il presepe – sottolinea don Franco – è una proposta aperta a tutti, credenti e non credenti. Mostra il volto di un Dio vicino agli umili e non a caso l’annuncio della nascita è fatto ai pastori. È un discorso che vale per tutti e non offende nessuno».
Appuntamento dunque al 26 dicembre, nel centro storico di Monteverdi, dalle 15 alle 18. —
Giorgio Piglia
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