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Addio a Roberto Chiarugi, il gran signore del “Centrale”
Se n’è andato il Bobbe: iniziò come facchino a 16 anni, per poi diventare direttore del più prestigioso hotel-ristorante cittadino. Questa mattina i funerali
PIOMBINO. Su e giù per le scale dell’hotel Centrale affacciato sulla piazza principale di Piombino. Aveva 16 anni Roberto Chiarugi quando cominciò a lavorarci come facchino, agli ordini del vecchio proprietario, Dante Mazzei. Ieri, a 75 anni, se n’è andato ucciso da una malattia nella casa di famiglia di lungomare Marconi, circondato dall’affetto dei suoi cari: la moglie Gloria Bacci, il nipote e figlio adottivo Matteo, i cognati.
Contro quella malattia lunga e bastarda ha lottato sino in fondo. Come aveva già fatto altre due volte in passato. Stavolta ha vinto lei, ma Roberto non ha perso, chiudendo gli occhi su una vita piena di amore e di passioni. Fino alle 10,30 di questa mattina sarà alla sala del commiato della Pubblica Assistenza, quando verrà trasportato al cimitero per la tumulazione.
In via Gori la salma è arrivata ieri pomeriggio, e da subito è stato tutto un viavai di gente. Parenti, amici, semplici conoscenti. «Lo so che ti dispiace, a Roberto erano tanti a volergli bene», dice Gloria a chi le va incontro per abbracciarla. Si erano sposati il 3 ottobre del 1971, Gloria e Roberto. Lui, da giovanissimo facchino di albergo, diventerà nel 1977 direttore del Centrale, gestendolo fino al 2013 quando le porte del glorioso hotel si chiusero (un anno dopo il ristorante) dietro la morsa della crisi economica.
Ma lì dentro Roberto Chiarugi ci ha passato una vita, fatta di volti e di voci, dirigenti industriali e tecnici, turisti e personaggi dello spettacolo. Da Aldo Fabrizi a Maria Grazia Cucinotta, da Alberto Sordi a Lello Arena, da Aroldo Tieri a Mario Carotenuto, abbandonato fuori città dal tassista con il quale, durante il viaggio verso la stazione di Campiglia, si era lamentato proprio del Centrale che, la sera prima, non era stato in grado di fornirgli una stufa per riscaldare la voce.
Tanti i grandi che hanno dormito e mangiato nell’hotel affacciato su piazza Verdi; tanti anche i volti sconosciuti e tornati anonimi alla fine del soggiorno. Per tutti Roberto Chiarugi aveva la solita educazione e quel sorriso, aperto e autentico, che molti ieri, nella sala del commiato, hanno ricordato con affetto. Quando il Centrale chiuse cinque anni fa fu come se a chiudere fosse casa sua, ma il Bobbe – come lo chiamavano gli amici – si adeguò bene alla vita da pensionato, godendosi il meritato riposo e le passeggiate con i cani di famiglia, Nemo e Franca.
È stata una vita piena di amore e passioni, l’abbiamo detto, quella di Roberto Chiarugi, grande cacciatore e, negli anni 70 e 80, dirigente accompagnatore del Piombino calcio, amicone di Franco Cioni. Non avrebbe voluto veder lacrime, Roberto, ne siamo sicuri. Piuttosto gli sarebbe piaciuto un brindisi, come quello che amava sempre fare lui: «Evviva il vino che sa di Malvasia, evviva il Bobbe e tutta la compagnia!».
Francesca Lenzi
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