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«Quei cumuli vanno rimossi, basta con i campionamenti»

«Quei cumuli vanno rimossi, basta con i campionamenti»

L’associazione scrive a Costa, Rossi e Giuliani chiedendo interventi nell’area industriale e l’uso di 16 milioni e 400mila euro che Invitalia invece vuole impiegare per nuovi esami

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PIOMBINO. «La rimozione dei cumuli è la precondizione necessaria per procedere alla messa in sicurezza di tutta l’area con un apposito capping dell’intera area industriale», cioè lo stato superficiale che va a coprire i rifiuti della discarica. È quanto ribadisce Legambiente con i suoi massimi esponenti, da quelli locali a quelli nazionali (Adriano Bruschi, presidente del circolo Val di Cornia, Angelo Ferrara, presidente Costa Etrusca, Fausto Ferruzza, presidente Toscana, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente), in quella che definiscono «richiesta di chiarimenti» inviata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, al presidente della Regione, Enrico Rossi, al sindaco di Piombino, Massimo Giuliani.

Per Legambiente dunque «occorre avere rapide rassicurazioni sulle procedure e risorse finalizzate all’eliminazione del problema dei cumuli e soprattutto sui tempi. Lo stesso accordo di programma del 2014 metteva in evidenza questa priorità».

L’associazione ambientalista ricorda che «anche Invitalia, in varie dichiarazioni e documenti, dichiara che la rimozione dei cumuli è la precondizione per procedere anche nella disponibilità delle aree per progettare e attuare la messa in sicurezza». Inoltre dalla relazione dell’ultima riunione del 3 ottobre della cabina di regia territoriale dell’Adp di Piombino «apprendiamo – prosegue Legambiente – che sono disponibili 16 milioni e 400mila euro dedicati alla rimozione o messa in sicurezza dei cumuli». Il problema, osserva l’associazione «con estrema preoccupazione, è che Invitalia propone di optare per la non rimozione dei cumuli, ma solo alla messa in sicurezza di questa enorme massa di rifiuti. Si dice che il Ministero non si è ancora espresso in merito alla relazione tecnica redatta da Invitalia a gennaio 2018, che prevede l’impiego di quei soldi per nuovamente caratterizzare il materiale abbancato (con circa 558 campioni), un progetto di fattibilità per la messa in sicurezza e poi procedere con la progettazione definitiva, esecutiva, la verifica della progettazione ecc. ecc., la solita burocrazia infinita».

Nella stessa relazione Legambiente puntualizza che «essere indecisi se rimuoverli o lasciarli lì è un assurdo. Quei soldi non basteranno per il completamento degli interventi, e lo dice Invitalia, forse, se si continuano a buttare in inutili studi. Analisi dei cumuli di rifiuto ne sono state fatte tante, fare dei nuovi campionamenti sui cumuli è solamente uno spreco di tempo e di denaro».

Citando l’enorme area di Sin da bonificare, Legambiente sostiene che «siamo di fronte a un’enorme quantità di rifiuti che in parte potrebbe essere riciclata con impianti che già esistono sul territorio, che hanno bisogno di essere ristrutturati e adeguati, di proprietà dell’azienda pubblico privata “Rimateria”. Altri impianti potrebbero essere realizzati con il fine ultimo di avviare un reale sistema virtuoso di economia circolare. Quello che non è possibile riciclare potrà essere conferito nella discarica di Rimateria all’interno del perimetro industriale e i rifiuti pericolosi potranno essere trattati per renderli non reattivi e messi in discarica o smaltiti altrove quando non è possibile trattarli».

«Chiediamo quindi chiarimenti – è la conclusione – sulla volontà e le tempistiche di appalto di rimozione dei cumuli. Dopo troppi anni in cui è stato istituito il Sin e i numerosi accordi di programma succedutisi nel tempo, ancora non vediamo l’inizio di attività di risanamento e riconversione . Cosa impedisce l’avvio di una gara di appalto per la rimozione? Piombino e la Val di Cornia non possono più concedere tempo per inutili attese». —



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