Il Tirreno

L’Udc non si fida «L’antico rito dei protocolli non funziona più»

Intervento sul porto e sulle industrie «Di queste promesse ne abbiamo viste troppe» 

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la polemica

Il segretario provinciale Udc di Livorno Luigi Coppola, e Massimo Aurioso, Coordinatore Udc Piombino Val di Cornia, intervengono su infrastrutture, fabbriche, ed economia in generale in Val di Cornia, con un’analisi estremamente negativa: «Ancora una volta a Piombino e negli edifici del Comune si contempla un antico rito: la firma dell’ennesimo protocollo. Purtroppo, eventi di questo tipo sono stati celebrati fin troppo negli ultimi 10 anni, ma di risultati neanche uno. Rispettiamo il lavoro di tutti i protagonisti, sia pubblici che privati, ma dopo tante promesse disattese, è ovvio che la credibilità sia scaduta».

Secondo l’Udc il porto è una cattedrale nel deserto, la 398 è ancora alla fase progettuale dopo 30 anni di dibattito, la principale area siderurgica ancora un’incognita. «La città non ne può più. Purtroppo ormai è passata dallo scetticismo alla rabbia, e questo è un brutto segnale». I due esponenti ricordano la fiducia concessa a Khaled e poi a Rebrab, «nonostante le evidenti carenze». «Cantonate enormi», dicono, del presidente della Regione Rossi. «Se poi il vero intento è sempre e solo stato quello di allungare il più possibile gli ammortizzatori sociali, allora è un’altra cosa, ma avrebbero fatto bene a dirlo - proseguono - nel rispetto di una comunità intera. Non dimentichiamo le dichiarazioni ad orologeria in stile politico di dirigenti industriali, che sono arrivati, se sono andati e poi sono ritornati, apparendo e scomparendo come una magia». E poi la questione Rimateria, «una vicenda che viene da lontano ed oggi ne stiamo pagando il conto, però prima che i dirigenti Aferpi si esprimano sulla discarica con impegni precisi, sarebbe opportuno che decidessero cosa fare concretamente dello stabilimento di Piombino. I dirigenti Aferpi non sono espressione di una segreteria politica e tanto meno possono sostituirsi all’ufficio stampa di un Comune».

Secondo i responsabili dell’Udc a questo punto «serve che le proposte sottoscritte si concretizzino, dopodiché si potrà credere ai protocolli d’intesa, altrimenti, si tratterà ancora una volta di aria fritta come è stato fino ad oggi. Le vecchie liturgie preelettorali della politica del secolo passato sono superate, non serve affrettarsi gli ultimi mesi con manutenzioni pubbliche e simposi programmatici per recuperare il consenso, il mondo è cambiato e quei tempi non torneranno più. Forse nemmeno più i voti».

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