Il presidio
Il Tolkien riletto da Curry e tradotto da Paolo Palmieri
Il piombinese spiega come e perché è nata la collaborazione con il saggista «Abbiamo idee affini a cominciare dal significato del Signore degli anelli»
C’è una saga epica che parla di un regno fantastico, di oscuri signori e di hobbit, di stregoni e guerrieri, di creature fatate e di un anello potentissimo. È un romanzo scritto fra gli anni 30 e 40, diviso in più libri, tradotto in tutto il mondo, e protagonista di adattamenti cinematografici (e non solo) come nel caso dell’epopea raccontata sul grande schermo da Peter Jackson. Parliamo del Signore degli anelli, scritto da John Ronald Reuel Tolkien e ambientato nell’immaginaria Terra di Mezzo, riprendendo la narrazione del precedente romanzo, Lo Hobbit, realizzato dallo stesso scrittore, nato nel 1892 in Sudafrica da genitori inglesi. Una saga che inventò anche una lingua artificiale da far parlare ai propri personaggi. Una saga che, al di là dei romanzi stessi, ha provocato una distesa di libri collaterali e saggi critici. Uno di questi è “Tolkien, mito e modernità. In difesa della Terra di Mezzo”, scritto e pubblicato nel 1997 da Patrick Curry con una riedizione datata 2004. Le particolarità di questo volume sono due: prima di tutto Curry, nato in Canada ma residente da oltre 40 anni a Londra, propone un punto di vista diverso, andando a fondo sulla poetica di Tolkien. E poi il saggio porta anche la firma di un piombinese: Paolo Palmieri, classe 1963 che, dopo essersi imbattuto per caso nell’opera di Curry ha deciso di doverne curare la traduzione in italiano. «Dopo aver iniziato a studiare lingue sono passato al Dams, lasciato anche quello per il militare – racconta Palmieri – Tornato a Piombino ho fatto mille lavori, dal giornalista alla radio, fin quando varie vicissitudini mi hanno portato in Inghilterra. Nel 1994. Lì ho ricominciato da zero, pulendo i bagni e lavorando poi nell’ambasciata, guadagnandomi il pane in altre occupazioni, soprattutto nella sicurezza. Sono rimasto a Londra otto anni, prima di tornare a Piombino nel 2002 per motivi familiari. Non è la prima volta che mi ritrovo a tradurre un libro. Al di là dei vari argomenti, cerco sempre di andare contro, di lavorare su temi nuovi con un’apertura mentale diversa dall’ordinario. Della saga del Signore degli anelli ho conosciuto prima i film e mi si è aperto un mondo tanto che quando mi sono imbattuto nel libro di Curry sono rimasto colpito. Ribaltava tutte le tesi critiche scritte fino ad allora su Tolkien, non molto amato negli anni 70; piaceva agli hippy ma non ai comunisti, considerato un autore di destra. Rimasi impressionato dal libro di Curry che ribaltava la prosopopea di quelle opinioni. Ribaltava l’idea che i romanzi di Tolkien fossero favolette per bambini, puntando l’attenzione sul concetto di mitologia capace di rendere la bellezza del creato». Una chiave di lettura innovativa, quindi, e meno superficiale che mette in luce il messaggio universale, e moderno, di tolleranza e di rispetto dell’ambiente. In ogni caso, Palmieri prende il telefono e si candida. Parla direttamente con Curry e supera la “concorrenza”, finendo per aggiudicarsi la traduzione per Bompiani, editore di Tolkien dal 2000: «Un lavoro che mi ha impegnato un paio d’anni e che da alcune settimane è finalmente in vendita. Curry? Beh, l’ho conosciuto di persona. Più o meno un anno fa, sono andato a Londra per incontrarlo. Abita in una classica casetta a schiera post industriale e devo dire che ci siamo subito trovati. Abbiamo lo stesso telefono di vecchia generazione, idee e approcci affini». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
