Il Tirreno

Cassa integrazione, c’è l’intesa, ma decidono i lavoratori

Luca Centini
I lavoratori Aferpi in assemblea mercoledì pomeriggio (foto Paolo Barlettani)
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I lavoratori Aferpi in assemblea mercoledì pomeriggio (foto Paolo Barlettani)

Con il sì saranno scongiurati i 3 mesi senza stipendio, ma l’importo sarà più basso: si vota in fabbrica fino alle 17

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PIOMBINO. Per i sindacati è l’unica strada per mettere in sicurezza i lavoratori, che altrimenti resterebbero per tre mesi senza stipendio e senza ammortizzatori sociali. Per la parte più critica dei lavoratori presenti in assemblea, invece, l’accordo è una sorta di «bere o affogare», dal momento che il passaggio dalla cig speciale a quella in deroga, a partire da gennaio, comporterà una riduzione dell’importo mensile erogato di 250-300 euro.


Mercoledì pomeriggio, nel piazzale di fronte all’ingresso dello stabilimento, i responsabili sindacali di Fim, Fiom e Uilm hanno illustrato in assemblea la bozza di accordo tra il sindacato e l’azienda che in queste ore dovrà passare dal voto dei lavoratori (si chiude oggi giovedì 15 alle 17), in vista dell’incontro previsto venerdì 16 tra i sindacati e i funzionari del ministero del Lavoro.

«Si tratta di un piano B», ha sostenuto Davide Romagnani, segretario provinciale della Fiom. Un passo obbligato per mettere al sicuro i lavoratori, vista la mancata disponibilità da parte del governo di concedere una proroga della cig speciale percepita fino a oggi dai lavoratori della fabbrica.

«L’azienda – ha spiegato Romagnani – è disponibile a mettere mano al portafogli, concedendo l’anticipo della cassa integrazione in deroga in modo da coprire questi tre mesi, impegnando 3,5 milioni. C’è anche la disponibilità a concedere ferie e permessi in modo da limitare il danno economico per i dipendenti». La bozza di accordo, invece, prevede a partire dall’inizio del 2019 un’intesa con l’azienda basata sulla ripresa progressiva dell’attività produttiva e, contestualmente, sul ricorso a un mix di rotazioni e di percorsi di formazione, attivati in parte attraverso i fondi d’impresa e in parte dalla Regione Toscana.

A garantire il reddito a tutti i lavoratori, in questa fase, sarà la cig in deroga che, come spiegato, avrà un peso inferiore rispetto alla cig speciale fruita fino ad oggi. «In questa fase la messa in sicurezza è la priorità – ha spiegato Paolo Cappelli, coordinatore della Rsu della Fim Cisl – una volta ottenuto questo ci batteremo per vedere riconosciuta dal governo l’integrazione salariale che ci spetta».

L’illustrazione dell’accordo è stata accolta in modo piuttosto gelido da una parte dell’assemblea. Rassegnazione e rabbia sono i sentimenti più diffusi da parte di chi vedrà scendere ancora uno stipendio già ridotto del 30% con la cassa speciale. «La verità è che non abbiamo più parole – ha spiegato Paolo Francini (Camping Cig) – ci state dicendo che se non votiamo sì non riscuoteremo. L’unica certezza è che tra pochi mesi ci saranno tolti altri 250-300 euro, è come votare con una pistola puntata alla tempia. Avremmo dovuto mobilitarci prima. Abbiamo la città contro, dicono che siamo delle sanguisughe, ma è da anni che facciamo sacrifici e che veniamo presi in giro».


Il riferimento è agli esponenti del M5S che hanno spiegato come gli operai di Piombino non possano avere un trattamento di favore. «È bene che emergano le responsabilità politiche di chi ha deciso di non ritenere questo territorio strategico – ha spiegato Lorenzo Fusco, segretario della Uilm – il governo non ci ha neanche risposto sulla richiesta di integrazione salariale. Votare un accordo per la cassa in deroga non piace a nessuno. Ma non c’è altra scelta per non mettere a rischio lo stipendio degli operai». —

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