Il Tirreno

L’antico podere romano è tornato alla luce: «Ma il suo futuro è in bilico»

di Antonella Danesi
L’antico podere romano è tornato alla luce: «Ma il suo futuro è in bilico»

Portoferraio, l’allarme di Paolo Gasparri, proprietario dei terreni su cui da anni si sta scavando: «Fondi indefiniti, nessuna certezza. E il progetto del Cammino della Rada è fermo»

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. La settima campagna di Scavi Aithale, nella rada di San Giovanni, si è chiusa solo pochi giorni fa nella tenuta Gasparri  E il padrone di casa si dice preoccupato per la sorte di quello che è l’unico scavo elbano da cinquant’anni a questa parte. «Quest’anno, finalmente, abbiamo visto la complessità di questo insediamento – ha detto al Tirreno Paolo Gasparri – sono contento di ospitare questi scavi perché è un contributo di arricchimento culturale, di conoscenza della storia, e lo è anche per la collettività perché è un pezzo di storia che può essere utilizzata per costruire un futuro. Almeno spero che così possa essere».

La disponibilità a continuare l’attività conoscitiva da parte della famiglia Gasparri c’è. Lo scavo è in concessione alla Sovrintendenza che deve coordinare le attività, ma sono ancora indefiniti i fondi che permetterebbero la riapertura degli scavi il prossimo anno per continuare la campagna che ha dato ottimi risultati. Resta poi l’incognita di una strutturazione definitiva dello scavo che fino ad ora ogni anno deve essere ricoperto e poi riaperto, con il rischio di danneggiare le strutture della villa. «Il podere conserva un paesaggio praticamente unico. Direi però che c’è la più totale assenza delle istituzioni, su più fronti – riprende Gasparri – sia per questa che per altre iniziative simili. La mia speranza è che gli scavi e le attività di conservazione del paesaggio siano collegate a iniziative che vanno nella direzione di fruizione della fascia costiera».

Si riferisce al Cammino della Rada «che – precisa – ha avuto un appoggio formale dagli enti preposti, di associazioni e realtà imprenditoriali ma che praticamente è fermo perché in alcune parti non si riesce a passare. Nonostante le nostre sollecitazioni c’è inerzia da parte dell’amministrazione comunale». a ciò si aggiunge l’assenza di certezze sul sito. «La prospettiva di questo luogo – riprende Gasparri – va inserita in un contesto più ampio, di attenzione agli aspetti paesaggistici, archeologici e storici che in questo momento non mi sembra ci siano, anzi mi sembra che le intenzioni delle istituzioni vadano in senso contrario. Il mio appello al comune di Portoferraio è anche per il piano portuale di San Giovanni. Nulla in contrario a migliorare la nautica, ma in proporzioni che garantiscano la tutela di quest’area archeologica che è un patrimonio che può essere utile alla collettività».

E non è tutto. «All’assenza delle amministrazioni – precisa il proprietario del podere San Giovanni – si aggiunge un’occasione persa, quella dell’utilizzo del contributo di sbarco per gli scopi previsti dalla legge su rifiuti, ambiente e servizi. Quindi – domanda – perché non destinare una parte del contributo a tenere in piedi il sistema culturale, con un sistema museale che potrebbe essere un ottimo strumento per valorizzare i territorio?».

Questo potrebbe anche definire una destinazione ai preziosi reperti che ha fornito, negli anni, la campagna di scavo. «I reperti li portiamo a Siena – spiega Laura Pagliantini , responsabile dello scavo – dove da sei anni vengono lavati, catalogati e studiati oltre ad essere restaurati. Quindi sono già pronti per essere musealizzati. Una mostra su San Giovanni sarebbe molto interessante perché abbiamo trovato materiali veramente di pregio. Sarebbe un’occasione poterli portare a Portoferraio e mostrarli alla popolazione e ai turisti che affollano l’Elba in estate»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera