Meteo
Culle vuote e crisi, così la Val di Cornia si sta spopolando
Tra il 2016 e il 2017 la media toscana dei residenti segna meno 0,15%, qui il saldo negativo sale allo 0,61%
PIOMBINO
La Val di Cornia si spopola e invecchia più di quanto accada in buona parte della regione.
La media toscana del calo di residenti tra il 2016 e il 2017 si ferma a meno 0,15%, sostanzialmente in linea con il dato nazionale. Il segno meno nel comprensorio, però, sale 0,61%: il più alto tra quello registrato nelle province di Livorno e Grosseto, fatta eccezione per la zona Albegna-Fiora dove il confronto tra i due anni sale a meno 0,67%.
Gli elementi di raffronto tra i due anni forniti dal Centro studi e ricerche della Camera di Commercio Maremma e Tirreno dicono anche che i 57.656 residenti in Val di Cornia al 31 dicembre 2016 sono diventati 57.302 l’anno successivo e che quello 0,61% in meno è costituito da 354 persone.
Meno bambini, popolazione più vecchia. Ovunque peggiora ancora il bilancio tra nascite e morti. E gli immigrati non lo compensano più.
Il saldo porta il segno più ma è in diminuzione costante in tutta la Toscana. A Grosseto e provincia i cittadini immigrati sono stati 677 in più, 925 a Livorno e dintorni con i tassi di crescita pari al 3,04% in più nel primo caso, 2,75% nel livornese. La media regionale è del 3,47%, nettamente superiore a quella nazionale (più 1,41%) ma comunque in calo.
Complessivamente nel 2016 i cittadini immigrati sono stati 5.289, 5.486 l’anno successivo, pari al 9,57% di incidenza sui residenti.
Tra i Comuni del livornese sopra i 10 mila abitanti, Piombino registra un taglio complessivo di residenti pari allo 0,55%. Mancano all’appello 186 unità. Percentuale più alta, l’1,13% - la più alta tra tutte le realtà delle due province - a Campiglia dove i 13.167 residenti a fine 2016 sono divenuti 13.018 l’anno dopo: 149 cittadini in meno.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo di nascite importante. Un elemento preoccupante, già sollevato», commenta il sindaco Rossana Soffritti, valorizzando subito dopo una presenza dei servizi all’infanzia radicata. «Il problema - prosegue - è da collegare direttamente alla crisi economica e alla riduzione delle attività economiche sul territorio. Le persone - dice - vanno dove c’è il lavoro, la stessa cosa vale per i cittadini immigrati e questo rafforza il trend negativo».
Anche la chiave di lettura di Massimo Giuliani si salda al collasso della siderurgia piombinese, con i suoi effetti devastanti sulla realtà socioeconomica, e alle culle vuote. Entrambi causa ed effetto dei risutati demografici. «Un meno 0,55% tra i due anni? Visto il periodo che abbiamo trascorso e che continuiamo ad affrontare per uscirne, tutto sommato avrebbe potuto andare peggio», chiude il sindaco. —
V.P.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
