Perdite d’acqua, Asa replica a Marchetti «I dati dei singoli comuni sono ingannevoli»
La società torna sui numeri resi noti da Forza Italia: l’Elba ha un sistema acquedottistico unico e molto complesso
PORTOFERRAIO
«L’Isola d’Elba è dotata di un sistema acquedottistico unico e complesso. Analizzare il singolo dato percentuale per comune è ingannevole. L’acqua prelevata in alcuni casi può essere inviata ad altri comuni attraverso la dorsale elbana alimentata anche dalla condotta sottomarina proveniente dal continente». Asa, la società che gestisce la risorsa idrica all’Elba e nella provincia di Livorno, risponde in questo modo alla questione sulla dispersione di acqua sollevata dal capogruppo regionale di Forza Italia, Maurizio Marchetti.
il sistema elba
Gestire una rete idrica “anziana” e i servizi per una comunità che passa dai 30mila abitanti in inverno al quasi mezzo milione dell’estate è complesso. Lo afferma Asa che spiega come «la condotta idrica che collega l’acquifero della Val di Cornia con l’Isola sia stata un’opera fondamentale per la sicurezza dell’approvvigionamento ma non si può e non si poteva pensare che una volta posata in fondo al mare ce ne saremmo dimenticati per sempre. Oggi è una “bella vecchietta” ancora in buono stato e ben curata da Asa, ma non ci rassicura certo sul suo futuro».
Il dissalatore
Per questo motivo, insiste Asa, il progetto del dissalatore è fondamentale, assieme alla seconda condotta, per mantenere in sicurezza l’Isola. «Gli interventi di manutenzione sugli impianti e sulle reti, il recupero delle fonti locali sono necessari per fare riposare nella stagione invernale le fonti più costose e critiche – aggiunge Asa – fino al 2004 la Regione portava acqua con bettoline scaricando, ogni estate, alcune decine di migliaia di metri cubi e spendendo cifre superiori al milione di euro. L’acqua prelevata in Val di Cornia veniva pompata in un unico salto da Piombino al serbatoio più alto dell’Isola moltiplicando le perdite e i consumi di energia elettrica».
recupero delle risorse
Negli ultimi anni Asa ha realizzato molti interventi che le hanno consentito di recuperare risorsa e di diminuire le perdita. «Va detto – spiegano dall’azienda – che un acquedotto nuovo ha una perdita totale del 20% che rappresenta il valore minimo a cui tendere, il punto zero. Le perdite quindi vanno suddivise tra quelle strutturali di servizio, compresi gli sciacqui, i lavaggi, gli sfiori di sicurezza nonché gli scarti, come per qualsiasi processo industriale, e quelle amministrative, cioè gli errori, anche questi in parte fisiologici, di misura dei volumi o stime per definizione non perfette, di misura nella produzione».
La replica a marchetti
Analizzando i dati del 2015, come citato nell’articolo del Consigliere di FI Maurizio Marchetti, per un’estensione delle reti, tra adduzioni e distribuzioni di circa 3.445 km, le perdite totali (quindi non solo quelle fisiche vere) di Asa in distribuzione ammontano al 36% e l’indice P3 delle perdite reali in distribuzione inserito nel DM 99/97 risulta essere pari al 25.7% per tutto il territorio gestito da Asa. «Ciò scaturisce da un continuo percorso di attenzione da parte di Asa alla ricerca e ottimizzazione delle perdite con investimenti mirati», aggiungono dall’azienda. Ridurre le perdite in modo sistematico significa sostituire le reti ormai vetuste. Fare classifiche in questo settore è molto complicato. Perché non si dice che Asa ha, tra i gestori, la maggiore copertura del territorio per il servizio di fognatura e depurazione? Non si tratta di fare gare o di partecipare a competizioni che non sono il nostro mestiere; si tratta di recuperare efficienza per massimizzare gli investimenti. Quali investimenti? I ritardi accumulati negli anni rendono imbarazzante la scelta, tenuto conto che la tariffa che sorregge un piano ambizioso ha limiti di sopportabilità che non possono essere dimenticati. Solo con una visuale un po' più ampia si può apprezzare lo stato del servizio idrico, le cose fatte e quelle da fare». —
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