Il Tirreno

dopo la cessione di ilva a mittal 

Magona, il mese prossimo si conoscerà la nuova proprietà

Si sblocca la situazione  per la fabbrica piombinese In lizza l’ucraina Metinvest ma il gruppo cremonese Arvedi può rientrare in gioco

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PIOMBINO

La chiusura dell’accordo per l’Ilva di Taranto che dopo il referendum in fabbrica di venerdì prossimo consegnerà lo stabilimento pugliese ad Arcelor Mittal, sblocca anche la situazione della Magona.

Mittal infatti la prossima settimana presenterà all’Antitrust europeo – che aveva nei mesi scorsi imposto al gruppo franco-indiano di cedere alcuni stabilimenti per ottenere il via libera all’acquisizione dello stabilimento di Taranto – le sue scelte.

L’Antitrust che aveva stabilito la cessione dei vari siti a “pacchetti”, dovrà valutare gli effetti che sulla concorrenza potrebbe comportare l’intera operazione.

Quindi Magona dovrà essere venduta a uno stesso compratore insieme allo stabilimento rumeno di Galati (oltre cinquemila dipendenti), e a quello macedone di Skopje, che ha dimensioni simili a quello piombinese.

Vari gruppi hanno presentato delle offerte nel corso degli ultimi mesi, tra questi in lizza c’è anche Metinvest, il più grande gruppo minerario e di fusione in Ucraina.

L’obbligo imposto dall’Antitrust europeo che di fatto ha annullato il preaccordo dei mesi scorsi tra Arcelor-Mittal e Arvedi, non rende però impossibile l’approdo a Piombino del gruppo cremonese, ancora interessato all’affare, a questo punto realizzabile con forme di intesa in partnership con la società che verrà scelta.

Già nella prima settimana di ottobre comunque si conoscerà il nuovo proprietario della Magona di Piombino.

È interesse di Arcelor Mittal scegliere un gruppo sufficientemente solido per non rischiare la bocciatura dell’Antitrust, che potrebbe arrivare a imporsi con scelte autonome qualora non gradisse quelle del gruppo franco-indiano.

Dal mese prossimo si aprirà dunque una nuova fase per lo stabilimento piombinese, che nonostante il periodo di incertezza legato alla vicenda tarantina, ha continuato comunque a lavorare, con una produzione che attualmente si è stabilizzata su circa 50mila tonnellate al mese.

Magona conta 480 dipendenti, di cui oltre un centinaio in solidarietà, con scadenza degli ammortizzatori alla fine di questo mese.

Tutti i lavoratori dal primo ottobre rientreranno quindi in fabbrica, con la prospettiva di ripartire a pieno ritmo.

Proprio a ottobre, il 6, come ogni anno lo stabilimento si aprirà ai visitatori esterni con la manifestazione “Magona porte aperte”, occasione di visitare la storica fabbrica piombinese.

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