«Guerra elettorale ai lupi dimenticando i cinghiali»
La protesta di Nicoletti, responsabile delle Aree protette e della biodiversità Allori (Coldiretti Elba): «Agricoltura e turismo continuano a soffrire per i danni»
PORTOFERRAIO
La Regione Toscana pensa ai lupi e si dimentica di affrontare il problema dei cinghiali sulla maggiore isola dell’arcipelago. A sollevare il problema ci pensa Legambiente che fa presente agli amministratori il caso dell’Isola d’Elba, dove i cinghiali ibridati di origine ungherese sono stati introdotti negli anni Settanta.
“La giunta regionale della Toscana – scrive Antonio Nicoletti, responsabile delle Aree protette e della biodiversità di Legambiente - ha, su proposta dello stesso assessore Remaschi, dichiarato anche recentemente che la più grande isola della Toscana è una “zona vocata”, cioè dove il cinghiale deve stare e va gestito dai cacciatori. Lo afferma ignorando e passando sopra alle richieste di Legambiente, del parco nazionale dell’arcipelago toscano, degli agricoltori e di alcuni sindaci che, sostenuti dal parere di Ispra, chiedono l’eradicazione dei cinghiali e di un altro grande animale introdotto negli anni 80 sempre per motivi ludico-venatori, il muflone».
«Gli ungulati – aggiunge sempre Antonio Nicoletti, che scrive a nome del Cigno Verde - che non dovrebbero stare su un’isola protetta, stanno letteralmente divorando il patrimonio faunistico e floristico unico dell’Elba, ma a quanto pare l’importante è che si possano cacciare – sottolinea ancora l’esperto biologo - Ed è singolare che Remaschi voglia abbattere in Toscana centinaia di lupi che sono tornati a ripopolare la regione anche grazie alle disastrose politiche venatorie degli ultimi decenni e che invece voglia tutelare la presenza su un’isola di cinghiali introdotti solo perché i cacciatori potessero sparare loro».
«Il ministro dell’ambiente e l’Unione Europea fermino la scellerata alleanza anti-lupi siglata tra gli assessori all’agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi, e delle province autonome del Trentino, Michele Dallapiccola, e di Bolzano, Arnold Schuler. Si tratta di una preoccupante trovata elettorale, che non affronta affatto il problema, ma sembra un favore unicamente all’ala più oltranzista dei cacciatori». Sembrerebbe allora che la Regione Toscana abbia deciso di lasciare tutto come è attualmente perché nelle aree non vocate non ci sarebbero, a detta dei relatori della commissione, gli strumenti efficaci di rimozione della specie.
Ma ha fatto anche di più: sono state considerate non soggette a danni, alcune tipologie di coltivazione che subiscono spesso danneggiamenti o non possono essere regolarmente coltivate a causa di una consistente presenza degli ungulati come i prati stabili, gli oliveti, le colture temporanee associate a colture permanenti, i pascoli naturali. «Le richieste delle imprese agricole – spiega Guido Allori, presidente della Coldiretti elbana – sono state disattese. Qui vige ora la dittatura del cinghiale. Nel frattempo – conclude – l’agricoltura ed il turismo, che creano occupazione e reddito sull’isola, continuano a soffrire e chiudere anche a causa della presenza di una specie invasiva che distrugge coltivazioni e produce rischi anche per la salute e la sicurezza». —
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