«Il Comune faccia un’opera buona, la lapide del Cinquecento va restaurata»
Il Comitato per Campiglia torna alla carica con l’assessore Bertocchi: Sono cinque anni che chiediamo l’intervento
CAMPIGLIA
La lapide dedicata ad Alessandro Verrazzano del 1503, caduta a terra 5 anni fa, raccolta a pezzi dal Comitato per Campiglia e consegnata all’assessore alla cultura, non è mai stata restaurata e riposizionata sul pozzo al quale era murata. È quanto denuncia il presidente Alberto Primi che torna alla carica con l’amministrazione comunale.
«Ultimamente l’assessore Bertocchi ha “rassicurato” tutti dichiarando che la lapide è sana e vegeta – spiegano dal Comitato – facendosi fotografare con un pacchetto che conteneva i pezzi della lapide. All’ironica rassicurazione si aggiungeva che tutto era a disposizione della Soprintendenza».
Il comitato nega di avere una “fissazione” nel portare avanti una richiesta alla quale «la Soprintendenza non ha mai risposto e sulla quale il Comune ha taciuto a lungo – spiega – In realtà tutta la vicenda potrebbe essere presa per simboleggiare l’approccio dell’amministrazione ai problemi di conservazione, tutela e promozione del centro antico».
Secondo il Comitato, infatti, nel momento in cui la «mancanza di manutenzione di un bene pubblico (il pozzo), porta al degrado del manufatto (caduta e frammentazione della lapide), il Comune adotta sistematicamente il metodo del fare nulla, giustificandosi dietro l’affermazione di mancanze di qualcun altro. In questo caso l’assessore Bertocchi – attaccno dal comitato – dice di aspettare la Soprintendenza come se fosse obbligo di questa il restauro della lapide. O l’assessore è all’oscuro di come procedono le cose, specialmente dopo la riforma Franceschini che ha ridotto le Soprintendenze a strutture prive di uomini, mezzi e fondi e quindi ancora più carenti di quanto non fossero anni fa; oppure racconta favole ai cittadini».
Il Comitato per Campiglia specifica come le Soprintendenze non procedano necessariamente a restaurare i monumenti e nella maggiore dei casi «i proprietari pubblici e/o privati restaurano i beni a loro spese facendo eseguire i lavori a ditte specializzate – spiegano dal Comitato – sotto la direzione di tecnici abilitati per il restauro e seguendo le disposizioni date dalla Soprintendenza. Quindi nel nostro caso il Comune avrebbe dovuto far fare dei preventivi a restauratori accreditati presso la Soprintendenza e sceglierne uno al quale far restaurare la lapide previa relazione di restauro da far approvare dalla Soprintendenza. Nulla di tutto ciò ci risulta essere stato fatto, o almeno mai l’assessore ha comunicato di avere adottato questi provvedimenti». –
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