Volontari sorvegliano il cratere aspettando nuove tartarughine
Sito di nidificazione e nascita di caretta caretta più a nord dell’intero Mediterraneo Papetti (TartaMare): «Tre notti prima di vedere se ci sono piccoli da soccorrere»
RIMIGLIANO. Temperatura perfetta. Volontari sempre all’erta sui resti del cratere della prima emersione di tartarughine dalla sabbia di Rimigliano tra la notte di sabato e l’alba di domenica. Al momento 45: dalla prima “Et” come il piccolo extra terrestre (che ha rischiato di non farcela. . . ) fino alla 44esima “Furia”, rapidissima a raggiungere l’onda lunga sulla battigia, dedicata come tutte le altre gemelle al signore sanvincenzino Furio che da sempre ha in cura pure questo tratto di spiaggia naturista. Tutte sane e salve fino al mare. Mentre siti web e tv raccontano la storia di questo sito di nidificazione e nascita di caretta caretta che si conferma il più a nord dell’intero Mediterraneo.
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A gestire volontari e turni di sorveglianza diurna e notturna da subito, dal 10 giugno, il Wwf in stretto collegamento con l’Osservatorio regionale sulla biodiversità e l’associazione TartAmare, nonché con Comune di San Vincenzo, capitaneria di porto e carabinieri del nucleo forestale.
«È stato proprio l’Osservatorio regionale sulla biodiversità – ricorda l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni – a formare i volontari, dando loro informazioni istruzioni tecniche e operative per la gestione del nido e della schiusa, in una serie di incontri tenuti da Arpat e Università di Siena. Ringrazio tutti i volontari per l’ottimo lavoro di monitoraggio, protezione e cura che hanno condotto e mi auguro che anche la replica, attesa anche per questa notte, si concluda positivamente con la nascita di altre decine di gemelline. Come Regione – assicura Fratoni – continueremo con la campagna di tutela della nostra straordinaria biodiversità e di difesa della natura, in particolare delle specie più rare che trovano nella Toscana il loro habitat ideale».
Gran pubblico ogni sera a condividere l’attesa, tant’è che la seconda notte, quella di domenica, senza nuove piccolette, ha fatto temere che proprio la tanta confusione attorno all’area per la discesa in mare possa averle spaventate. «È successo più volte – spiega Luana Papetti, biologa di TartaMare – che l’emersione dopo una nottata di pausa riprendesse tranquillamente. Si deve procedere con calma e osservare cosa succede col passare delle ore. Stanotte (tra lunedì e martedì ndr)? c’è possibilità che le uscite ricomincino – dice –. Potrebbe pure trattarsi di una piccola nidiata e la schiusa si potrebbe essere già conclusa. Non possiamo sapere il numero delle uova nel nido; lo scavo iniziale era indirizzato solo a confermarne la presenza. In più le alte temperature della sabbia e l’elevata presenza di posidonia in decomposizione potrebbero aver provocato una morìa di embrioni... lo sapremo solo alla fine, quando scavando si conteranno le uova e i gusci. Dopo l’ultima emersione e parliamo di domenica alle 1,40, sono necessarie tre notti senza che nessuna tartarughina esca dalla buca per procedere allo scavo... anche per soccorrere, se ci sono, piccoli vivi in difficoltà».
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