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Testa d’ariete come timone Fascino del calesse etrusco
Da subito tra i pezzi di maggior interesse della mostra “A cavallo nel tempo” Ghizzani Marcìa: «Recuperando il materiale originale, ricostruzione eccellente»
BARATTI. Testa d’ariete come timone. E i visitatori passano vicinissimi a sfiorarla: il carro etrusco, fuori da qualunque vetrina, è come pronto all’uso. Da subito tra i pezzi di maggior interesse della mostra “A cavallo nel tempo, l’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo” appena inaugurata a Firenze, alla Limonaia di Boboli.
«Calesse etrusco che si può quasi toccare... – conferma Francesco Ghizzani Marcìa presidente Parchi Val di Cornia che non ha mancato l’inaugurazione – ricomposto in modo eccellente al Centro di restauro del legno archeologico della Soprintendenza: col suo sedile, che comprende gli originali elementi di bronzo. Molti dei pezzi erano esposti al museo archeologico di Cittadella– ricorda – ma certo non avevano il giusto rilievo e valore».
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«Inizialmente – prosegue il presidente – la “fossa della biga” era stata interpretata come semplice fossa per deporre cavalli e carro, solo più tardi si è rivelata come una vera e propria camera di una tomba monumentale a tumulo e ne è stato riconosciuto lo status di ricchezza che rappresentava, come la tomba dei carri».
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«Recuperando il materiale di bronzo da Piombino – spiega Ghizzani Marcìa – e le altre finiture di ferro delle ruote, la spalliera e i filamenti del calesse dai magazzini di Firenze, Martino Maioli ha potuto ricostruire il pianale di questo calesse con una forma molto più aderente alla realtà storica. La testa d’ariete è il timone e rivela l’identità nobiliare del proprietario. Rarissimo il ritrovamento di questi elementi di bronzo legati alla decorazione così ben conservati. Anche al Metropolitan di New York ci sono placchette a forma di s, come queste nostre, decorate con teste di serpente barbato, che i romani riprenderanno come portafortuna, che sembra provengano sempre da questa “fossa della biga” di Baratti».
Corredo da principe guerriero che non è destinato a fare il giro del mondo come i carri dell’omonima tomba, ma che tornerà a casa, a Piombino.
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