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«Striscione rimosso, non ci si vergogna dei simboli della lotta»
Rifondazione comunista polemica con l’amministrazione Bruschi: quegli operai da premiare, ricordavano un dramma
PIOMBINO. È ancora polemica per la rimozione alla rotonda Sol dello striscione di Camping cig, “Governo, la firma non vola se l’acciaio non cola”, decisa dall’amministrazione comunale.
«Come nel film “L’ultimo imperatore” , il sindaco di Piombino – scrive in una nota Rifondazione comunista – supportato da non ben precisati solerti cittadini, ritiene che i simboli della lotta dei lavoratori all’ingresso di Piombino rovinino l’immagine della città ai turisti che vi si avvicinano, come se fosse una vergogna la crisi che investe da anni questo territorio, come se fossero una vergogna i lavoratori e le lavoratrici che sono in cassa integrazione, in naspi o i disoccupati».
«Benissimo, facciamo finta che non esistano i negozi che chiudono – ironizza il Prc – le attività che languiscono, la crisi che sta vivendo la città da anni e dopo anni di promesse mancate, facciamo finta che non esista la guerra fra poveri e il razzismo dilagante. Mica vogliamo che i ricconi che vivono in appartamenti nell’ultima nave attaccata al porto e girano il mondo tutto l’anno, oppure la rampolla che chiude Calamoresca per la festa dei suoi 18 anni vedano che questa città è brutta, sporca e cattiva.... Noi pensiamo invece che in una situazione di torpore generale che va avanti da tempo, in cui la rassegnazione la fa da padrona, le iniziative con le quali si tenta di portare l’attenzione sulla crisi dilagante in ogni settore, debbano essere un valore aggiunto per chi si avvicina al nostro territorio. E chi non le vuole vedere è la conclusione – per noi si può serenamente girare dall’altra parte.
«Lo striscione non aveva nulla di indecoroso – sostiene Adriano Bruschi, presidente di Legambiente ma che spiega di intervenire a titolo personale – Dal punto di vista estetico parlava di industria e ben si collocava nel contesto di un’area industriale, non deturpava certo la vista essendo davanti a capannoni, gasometri e macchinari. L’immagine della città non appariva affatto distorta, era rappresentata con puntualità la realtà dei fatti di una firma che non ha valore se non ci sono precisi impegni».
«Lo striscione – prosegue Bruschi – parlava della situazione piombinese e ricordava a tutti quelli che passano davanti, i problemi di Piombino che è bene siano messi in evidenza e non nascosti. Quegli operai che lo hanno pensato, disegnato e affisso dovrebbero essere premiati per il merito di ricordare alla cittadinanza e al viaggiatore il dramma che sta vivendo una città. Il sindaco parla di “regolamentare quello spazio per stabilire le regole e che comunque ogni affissione debba essere necessariamente autorizzata dalla polizia municipale, per un periodo che abbia un termine”. Una questione burocratica e regolamentare? Non ci prendiamo in giro, allora ci sarebbero altre affissioni, che non hanno certo richiesto il permesso ai vigili, che sono lì da più tempo e in una strada di massima visibilità per i turisti: le bandiere delle varie organizzazioni sindacali affisse sul cavalcavia del viale della Resistenza che stanno a ricordare anche loro il dramma di una fabbrica chiusa e di migliaia di lavoratori senza più un lavoro. Comunque – conclude Bruschi – quanto ha influenzato la decisione del sequestro il fatto che lo striscione non fosse di un’organizzazione sindacale ma di un’associazione che si è distinta per iniziative di contestazioni al sindaco, da fischi interminabili, richieste di dimissioni e scenette a presa in giro?».
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