Il Tirreno

Un originale carro etrusco da Boboli fino a Cittadella

di Cecilia Cecchi
Un originale carro etrusco da Boboli fino a Cittadella

Grazie al lavoro del Centro di restauro del legno archeologico della soprintendenza Andrea Camilli: «Ricongiunti tutti i pezzi esposti a Piombino e al museo di Firenze»

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BARATTI. Anche per Baratti un corredo da principe guerriero. Un carro etrusco realizzato per la mostra “A cavallo nel tempo, l’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo” al giardino di Boboli dalla prossima settimana, ma che – alla fine – tornerà a casa, al museo archeologico di Piombino.

«Nuovo traguardo del Centro di restauro del legno archeologico della Soprintendenza per le Province di Pisa e Livorno – spiega Andrea Camilli, funzionario archeologo, coordinatore d’area che segue la tutela di Populonia e Val di Cornia –. In seguito agli studi dei contesti populoniesi, grazie alla meticolosa ricostruzione di Martino Maioli e Franco Cecchi, il carro della “fossa della biga” è stato realizzato, ricongiungendo i pezzi esposti a Piombino e quelli depositati al museo archeologico di Firenze. In esposizione nella mostra che si inaugurerà a Palazzo Pitti lunedì prossimo, troverà la sua definitiva collocazione al museo archeologico del territorio di Populonia il prossimo anno».

Carro etrusco, storia nella storia. Tutto comincia nel 1957, quando Alfredo De Agostino della Sovrintendenza «trova – ricorda Camilli – questa strana fossa quadrangolare, sul margine del casale di San Cerbone (la biglietteria della Parchi ndr). Qui scheletri di cavalli con frammenti di una biga. Studi e ricerche hanno poi ricostruito tutti gli eventi che riguardavano quest’area. Finché è diventato chiaro – dice Camilli – che non si trattava di una fossa con sacrifici di cavalli, ma di uno dei tumoli che era stato sbancato dalla cava di scorie». In pratica un’altra tomba monumentale, come quella dei carri, distrutta da chi portava via scorie quando non c’era gran sorveglianza ed in realtà da Baratti e Populonia è sparito di tutto per poi riapparire all’estero (pure frammenti di carri al Metropolitan di New York).

«Probabilmente – conferma Camilli – c’era anche un altro carro. Poi si ipotizzò una biga. Con la mostra di Firenze “A cavallo nel tempo”, è stato possibile trovare fondi utili per questo intervento. Grazie a Martino Maioli, recuperando materiali dai magazzini di Firenze, chiodi pezzi di ruote e altro è stato possibile fare una ricostruzione meticolosa al Centro restauro di Pisa. Recuperando anche materiali di ferro, ricomposti nel carro da Franco Cecchi che pur in pensione, resta un patrimonio d’esperienza su cui possiamo contare». E si potrà rivivere la storia nel giardino di Boboli e poi direttamente al museo di Cittadella.

@ceciliacecchi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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