Il Tirreno

Quelle donne che all’alba scandagliano le spiagge

di Luigi Cignoni

Si alzano tutte le mattine e cercano probabili nidi degli esemplari marini Mazzantini (Legambiente): «Perché lo fanno? Per la bellezza e il mistero»

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PORTOFERRAIO. Tutti i giorni, all’alba, un gruppo di donne e ragazze scandagliano la sabbia alla ricerca di probabili nidi di tartarughe marine, sull’onda del successo riscontrato lo scorso anno che segnò il record di deposizione delle uova così tanto a nord della Penisola sul Mediterraneo (118 e schiuse felicemente furono 113), registrato proprio sulla spiaggia di Marina di Campo.

Le ragazze sperano che il miracolo si ripeta. Per cui eccole alle prime luci del giorno sulle spiagge della Biodola, a Procchio, Cavoli, Fetovaia, Lido, Naregno e anche a Lacona.

Ma cosa è che spinge queste persone ad alzarsi alle 4 di mattina per arrivare sulla spiaggia prima che le ruspe spianino e livellino tutto?

«La risposta – dice Umberto Mazzantini, responsabile mare Legambiente Toscana - è una sola. O meglio due: la bellezza e il mistero. Ed è una risposta che spiega anche il perché le cacciatrici di tracce di tartarughe siano soprattutto donne e ragazze e il perché tra le decine di custodi del nido di Marina di Campo nel 2017 ci fossero soprattutto donne e ragazze».

Le cacciatrici di tracce sono cercatrici di bellezza, sono persone che alle ricercate immagini televisive sulle tartarughe di Marina di Campo trasmesse su Linea Blu preferiscono un’alba arancione che sorge tra i monti e il mare di un’isola ancora nera di notte.

«Le cacciatrici di tartarughe – continua Mazzantini - sperano di trovare una tartaruga che scava una spiaggia e poi, mentre camminano a piedi nudi sulla battigia fresca, mentre ascoltano i primi rumori netti e solitari dell’alba e guardano il sole rinascere».

«Si godono - prosegue - il mistero dell’interregno, di quel sottile, effimero passaggio tra il naturale che spunta ancora dalla notte e le ruspe che ritrasformano le spiagge in un manufatto umano, nell’artificiale e artificioso. È l’attimo tremante tra il prima e il nato, tra il possibile e l’impossibile, l’uovo primigenio del mondo e del vivente che noi maschi fatichiamo a riconoscere».

Sarà sicuramente notato il gruppo di giovani che si spostano sulla battigia alla ricerca di una tenue traccia che faccia intuire un passaggio della tartaruga Caretta Caretta, come fece un esemplare nell’estate 2017 facendo lo slalom tra le sdraio e gli ombrelloni di Marina di Campo.

Mazzantini ci parla proprio di questa possibilità e dell’indomabile, testardo mistero della natura.

«Forse quella tartaruga non tornerà più – ammette sempre il responsabile di Legambiente Toscana - Forse ha già trovato altri nidi di sabbia e altre rotte tra il mare, la luna e le stelle, ma il sogno resta, la bellezza e il mistero rimangono. È per questo che le donne e le ragazze delle tartarughe dell’Elba si alzano all’alba. È probabile che in molti non capiscano queste signore e giovani donne che rinunciano al sonno per un sogno».

«Ma la clamorosa bellezza dell’alba rosa e arancione - conclude Umberto Mazzantini - le ripaga e illumina la loro speranza. La speranza che un essere antico e pacifico rinnovi il miracolo della vita, guidato dagli astri e dalle maree, dalla fragile e bellissima arancia blu che ruota insieme a noi intorno al sole».

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