Il presidio
Jindal, Rossi al lavoro sull’Accordo di programma
Ma il problema del Governo rende complicata la definizione degli ammortizzatori E i sindacati temono il ricorso a cassa integrazione semplice pre Jobs act
PIOMBINO. Dopo la firma dell’accordo tra Cevital e Jindal e la presentazione delle linee guida del Piano, avvenuta venerdì scorso a Roma, si apre una settimana importante sulla strada che entro la metà del mese prossimo dovrà portare al perfezionamento dell’acquisto di Aferpi da parte del gruppo indiano.
In questi giorni il presidente Enrico Rossi ha in agenda incontri tecnici col ministero del Lavoro e dell’Ambiente, con l’obiettivo di precisare i termini del nuovo Accordo di programma che sarà il punto di riferimento del progetto Jindal a Piombino, andando a definire gli impegni della parte pubblica e quelli a carico del privato.
Rossi ha intenzione di coinvolgere non solo tutti i soggetti pubblici interessati (tra cui Autorità portuale, Mise, Invitalia) ma anche i sindacati.
Anche Jsw vorrebbe un accordo sindacale preventivo alla conclusione formale dell’accordo con Cevital. In realtà, trattandosi di un accordo tra due soggetti privati l’accordo sindacale non è obbligatorio (come invece lo fu nella vicenda di Cevital, per via della gara) e Fim, Fiom e Uilm non sembrano avere intenzione di andare ad accordi prima che venga definito tutto il quadro degli ammortizzatori sociali, tanto meno visto il quadro politico.
Inoltre i sindacati (quanto meno Fiom e Uilm) sembrano non avere intenzione di fare trattative a Piombino, preferendo la ricerca di un’intesa che coinvolga i propri vertici nazionali, considerando anche le novità che potrebbero arrivare sulla vicenda Ilva di Taranto rispetto agli ammortizzatori sociali.
Tutto ciò ha un peso decisivo sul possibile rallentamento delle operazioni: se infatti più o meno tutti gli attori parlano di intese di massima raggiunte sì col Governo uscente, ma in qualche modo garantite, certo al momento per il dopo giugno 2019 non ci sarebbero né cassa integrazione speciale né contratti di solidarietà, strumenti contrattati nel 2015 spuntando condizioni pre Jobs act. Questo significherebbe una cassa integrazione “semplice”, con stipendi più magri, situazione considerata inaccettabile dai sindacati. Che dunque vogliono interlocutori certi e ai massimi livelli per capire come verrà accompagnato il piano di Jindal, considerando che il ritorno alla produzione è previsto non prima del 2022.
Su questo aspetto continuerà a lavorare il presidente Rossi, che nei giorni scorsi ha chiesto al gruppo indiano di abbreviare i tempi della seconda fase, quella dedicata all’avvio dei nuovi investimenti sui forni elettrici, da anticipare al 2019.(cloz)
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