Italia
Poco personale, il servizio di riabilitazione è al collasso
CAMPIGLIA. Al collasso il servizio di riabilitazione a Campiglia. Il sindacato torna a lanciare l’allarme su un settore importante e delicato, messo alle corde dagli organici ridotti e da carichi di...
CAMPIGLIA. Al collasso il servizio di riabilitazione a Campiglia. Il sindacato torna a lanciare l’allarme su un settore importante e delicato, messo alle corde dagli organici ridotti e da carichi di lavoro sempre più gravosi anche a causa di un cambiamento nelle patologie dei pazienti trattati.
Cresce infatti il numero dei malati non stabili che necessitano di riabilitazione resa necessaria da eventi neurologici (come ictus o emorragie cerebrali) rispetto a chi presenta problemi ortopedici ordinari.
I primi, è chiaro, spesso non riescono ad interagire e necessitano, comunque, di una cura maggiore.
«Oltre ai posti letto è a rischio anche la qualità del servizio che si riesce ad erogare», afferma Simone Assirelli, (Cgil Funzione pubblica) che martedì ha riunito i lavoratori in assemblea. A Campiglia, sulle 24 ore, operano 18 oss e 7 infermieri. I fisioterapisti una quindicina. Personale calibrato sulle patologie per cui era nato il centro e che invece gradualmente sono mutate.
Sui venti posti letto del reparto, una quindicina sono occupati dai malati neurologici.
Personale stanco, demotivato. Turni di riposo saltati, ferie idem, dipendenti con limitate capacità lavorative, malattie lunghe senza sostituzioni, straordinario che diventa ordinario. «L’Asl ha assicurato che a gennaio reintegrerà l’infermiere che andrà in pensione. Il quale, però, di fatto è già fuori dal lavoro perché sta smaltendo ben 6 mesi di ferie arretrate. Un esempio sintomatico della situazione», sostiene il sindacalista Cgil.
«L’azienda - aggiunge - prova anche a prenderci in giro. Se una persona colpita da ictus cade e si rompe un arto, l’Asl ci dice che non abbiamo di fronte un paziente neurologico».
Anche maggio passerà così. Poi, in mancanza di assunzioni di Oss per riequilibrare il rapporto tra il numero degli addetti e la complessità dei casi da affrontare, stop agli straordinari «e – chiude Assirelli – se necessario, ricorso all’Ispettorato del lavoro. Perché la situazione, oltre a non essere accettabile per pazienti e personale, non è neanche regolare. Abbiamo superato il limite della sopportazione».(v.p.)
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