Il Tirreno

«Le risonanze restino in Asl»

«Le risonanze restino in Asl»

Per i sindacati ci sono le risorse per tagliare le attese senza cedere una parte del servizio ai privati

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PIOMBINO. Sindacati compatti nel bocciare l’Asl, area livornese, in procinto di vendere a strutture private 1.600 risonanze. Scopo: ridurre le attese. E intanto la Regione ha approvato una delibera che chiede alle Asl di abbattere le liste in primis ricorrendo a strutture e dipendenti propri.

I commenti dei sindacati sono sostanzialmente gli stessi e offrono alternative che vanno nella direzione indicata a Firenze. Nulla, sulla carta, cambierebbe per i cittadini. Prenotazioni al Cup, pagamento del ticket e scelta in base ai tempi.

«E’ sbagliato il presupposto. La attese si possono tagliare ricorrendo alle risorse interne. Continuano ad esserci sedute vuote e macchinari disponibili. Il personale medico e tecnico che manca potrebbe essere reintegrato ricorrendo alle risorse provenienti da un servizio che invece viene ceduto ai privati», afferma Francesco Redini, alla guida della funzione pubblica Cisl. Nessuna pregiudiziale verso l’integrazione pubblico-privato «ma quando c’è bisogno e mancano alternative. Che invece in questo caso ci sarebbero. Al contrario, si preferisce impoverire il pubblico».

Di un disegno politico preciso che punta a cedere l’intera diagnostica, parla Simone Assirelli (responsabile del settore per la Cgil). D’accordo con gli altri nel ritenere che a mancare sia la volontà. Il sindacalista sottolinea un altro elemento: «Il privato lavora in un modo diverso. L’Asl fissa gli appuntamenti a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro. Dall’altra parte si va sul quarto d’ora. Lo stesso personale ha contratti peggiorativi. Ma poi - chiude Assirelli - quale chiururgo opererebbe sulla base di un referto proveniete dall’esterno? In genere finisce che la risonanza la fanno rifare con costi e disagi aggiuntivi».

«Una scelta sbagliata profondamente. Ci sono strumenti e risorse per lasciare tutti gli esami in Asl. E poi andrebbero conosciute e codificate le tipologie di strumenti adottati nei centri privati». Parla Massimo Ferrucci, alla guida Fials, riferendo di esperienze in regioni del Nord in cui le liste le hanno abbattute estendendo il regime degli orari di accesso. Per una volta è d’accordo con i colleghi. Ma fino ad un certo punto: «Queste esternalizzazioni - taglia corto - sono il frutto dell’articolo 31 della legge regionale 84 del 2015 che, di fatto, ha aperto la strada alle devoluzioni a favore dei privati. E tutto questo con l’appoggio dei confederali che poi, invece, si lamentano dei risultati».

«Certo, appaltando servizi e prestazioni si possono ottenere tempi più brevi: non servono grandi competenze ma si fallisce l'obiettivo di far funzionare al top il pubblico», dice Paolo Camelli (responsabile Uil Fp). «Alimentando il mercato esterno - prosegue - si dice anche ai medici di mettersi sul mercato, indebolendo la sanità pubblica e rinunciando a valorizzare le proprie energie. E poi c'è un problema di qualità: vorrei conoscere un chirurgo che porti un paziente in sala operatoria con tac, risonanza o ecografia, che non sia stata effettuata nelle diagnostiche del presidio e sulla quale c'è stato un confronto tra radiologo e chirurgo».(v.p.)



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