Il Tirreno

Acciaierie, Jindal presenta il suo Piano

di Cristiano Lozito
Acciaierie, Jindal presenta il suo Piano

Anticipazioni confermate, domani al Mise il confronto con istituzioni e sindacati su tempi, ammortizzatori e occupazione

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PIOMBINO. Dopo una lunga trattativa per l’acquisizione delle acciaierie ex Lucchini, ora Jsw accelera. Se servono trenta giorni dalla data dell’intesa con Issad Rebrab per arrivare alla chiusura formale dell’operazione, assolvendo i vari adempimenti burocratici, Sajjan Jindal vuole usare questo tempo per mettere a punto i due temi che gli stanno a cuore, ossia la puntualizzazione dell’Accordo di programma – peraltro legata ai tempi per la formazione del nuovo Governo – e l’accordo sindacale.

Intanto però domani al Mise, con l’ovvia incertezza sulla presenza di Carlo Calenda, regista dell’operazione Jsw insieme al presidente Enrico Rossi, il gruppo indiano presenterà ufficialmente il suo Piano industriale per lo stabilimento di Piombino.

A rappresentare Jsw al ministero ci saranno il vicepresidente Arun Maheswari e Fausto Azzi, l’ex ad di Aferpi che ha gestito i rapporti del gruppo indiano con le istituzioni: domani al Mise poi oltre al ministero dell’Ambiente, a quello del Lavoro, a Invitalia, Autorità portuale, ci saranno la Regione con Rossi e il consigliere Gianni Anselmi, il sindaco Massimo Giuliani, il commissario Piero Nardi, i segretari nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fim, Fiom, Uilm, Uglm. Alle 20,30 poi i sindacati hanno convocato un’assemblea all’ex Dup.

La riunione di domani ha avuto un prologo nella giornata di ieri, dove si sono tenuti vari incontri ufficiosi, tra i sindacati e Nardi, tra Rossi e Calenda e i rappresentanti del gruppo indiano. Incontri per preparare il confronto di domani, in cui finalmente si metteranno in chiaro le caratteristiche del piano, i tempi, gli investimenti, le responsabilità reciproche.

Varie fonti che hanno avuto accesso alla sessantina di pagine del Piano, sono concordi nel sostenere che si tratta nella sostanza delle previsioni filtrate negli ultimi mesi.

Cioè con la riassunzione di tutti gli oltre 2000 dipendenti e la previsione a regime di circa 1500 occupati, la rapida ripartenza dei tre laminatoi con 700 lavoratori, la realizzazione di un forno elettrico per i prodotti lunghi e la successiva costruzione di un altro forno per la produzione di coils, con obiettivo a regime di circa 3 milioni di tonnellate annue.

Se questa è la sintesi, sono i tempi e i modi che dovranno essere meglio definiti in virtù di un nuovo Accordo di programma e di un’intesa con i sindacati.

Se per il nuovo Ap serve il Governo, più o meno tutti gli attori sottolineano che i termini fondamentali in qualche modo sono stati incardinati dall’esecutivo uscente, al punto da non ritenerli in discussione grazie al principio della continuità amministrativa. Ma certo l’obiettivo di istituzioni e sindacati è quello di lavorare per accelerare i tempi del progetto, che prevede il ritorno alla produzione non prima del 2022.

Si comincerà a capire domani se ci sono margini per abbreviare le operazioni necessarie a realizzare il forno elettrico, questione strettamente collegata quella che sta più a cuore ai sindacati, e cioè quella occupazionale. Il primo problema da affrontare sarà quello degli ammortizzatori sociali, perché attualmente i dipendenti ex Lucchini sono retribuiti con una cassa integrazione speciale, copia dei precedenti contratti di solidarietà, ma occorrerà contrattarne di nuovi (con una proroga la scadenza prevista è a luglio 2019) senza perdere reddito. Inoltre il sindacato si è sempre dichiarato indisponibile ad avallare un progetto che alla fine comporti la perdita di occupazione. E al momento, pur considerando i pensionamenti da qui al 2021, all’appello mancano circa 300 posti di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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