Il Tirreno

Aferpi, il sindacato lancia l’allarme

di Cristiano Lozito
Aferpi, il sindacato lancia l’allarme

«Se lo stallo continua serve una nuova amministrazione straordinaria». Jindal e Cevital continuano a trattare sul prezzo

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PIOMBINO. Jindal e Cevital continuano a trattare a Roma, ma da ieri fuori dal Mise. Non è un aspetto marginale, quello logistico: da martedì sera infatti le istituzioni – pur continuando a seguire la vicenda a distanza – si sono ritirate dalla scena.

Nessuna dichiarazione ufficiale né dal ministro Carlo Calenda né dal presidente Enrico Rossi, e neppure dal sindaco Massimo Giuliani, ma dal loro entourage filtra che le istituzioni dopo mesi di lavoro per facilitare un accordo tra le parti, e dopo giorni di presenza al Mise, ritengono di aver fatto tutto il possibile, con i loro impegni messi nero su bianco in una sorta di lettera d’intenti. E che dunque ora tocca alle parti decidere se mettere o no la firma sull’accordo che comporterebbe la cessione dello stabilimento ex Lucchini agli indiani di Jsw.

L’irrigidimento di Jindal in particolare non solo ha sorpreso ma ha pure irritato i rappresentanti delle istituzioni. Ciò nonostante anche ieri non ci sono state dichiarazioni ufficiali, per non turbare la trattativa che peraltro ieri è andata avanti come il giorno precedente. Si sa che si è tornati a discutere sul prezzo, ma con una differenza tra le parti che fa sorridere: si parla infatti di tre milioni che separano richiesta e offerta (per una settantina di milioni in totale) a fronte di un affare che comporterebbe investimenti per oltre 600 milioni.

Proprio questo elemento, giudicato dai più troppo banale per essere vero, ha fatto pensare che dietro al rallentamento imposto da Jindal (poco dopo che dietro le quinte tutti erano convinti che si fosse finalmente alla chiusura) ci fossero altri motivi. Tra cui una ripresa d’interesse per l’Ilva di Taranto, aggiudicata ad Arcelor Mittal, affare tornato in alto mare. Ma anche questa ipotesi viene giudicata dai più poco realistica.

Certo è che ieri gli uffici piombinesi di Aferpi hanno continuato a inviare al team legale che a Roma cura gli interessi di Issad Rebrab una serie di documenti tesi a comprovare il valore degli impianti.

Si tratta, dunque, e pur nel raffreddamento dell’ottimismo generale degli ultimi giorni, anche in campo istituzionale si confida ancora in una soluzione positiva della vicenda.

In una situazione di grande incertezza ieri si è registrata la preoccupata presa di posizione di Fim, Fiom e Uilm, convinte «che il tempo sia ormai terminato. Le parti stanno discutendo ormai da troppe settimane ed è il momento di arrivare a una conclusione della trattativa per una soluzione definitiva per lo stabilimento di Piombino».

Il sindacato, che chiede una convocazione a Calenda, «per un aggiornamento sullo stato della vertenza in corso, in modo da discutere con tutti i lavoratori coinvolti e condividere i prossimi passi da intraprendere», ribadisce l’auspicio «che il Gruppo Jindal possa acquisire lo stabilimento e fare gli investimenti necessari e più volte promessi», ma rilancia anche la richiesta, «se questo stallo continuerà, che le istituzioni tornino a pensare a una nuova Amministrazione straordinaria per la ex Lucchini, procedura che era stata semplicemente messa in stand by per permettere la trattativa tra le parti. Una Amministrazione straordinaria che dovrà essere fornita di risorse economiche – chiudono Fim, Fiom e Uilm – per fare ripartire la produzione dello stabilimento, garantire l’occupazione e il reddito dei lavoratori, per poi arrivare successivamente a una cessione tramite un nuovo bando di gara».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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