Il presidio
Aferpi, un altro rinvio L’accordo non si trova
Irrigidimento degli indiani, ancora una fumata grigia. Oggi riparte la trattativa Sullo sfondo il possibile interesse di Jindal a sfruttare le difficoltà di Mittal sull’Ilva
PIOMBINO. Un’altra giornata di passione per il futuro dell’ex stabilimento Lucchini si è conclusa con una fumata grigia, proprio quando l’accordo pareva essere in cassaforte.
La firma del passaggio di proprietà tra la Cevital di Issad Rebrab e gli indiani di Jsw di Sajjan Jindal non è arrivata, nonostante le parti abbiano trattato senza interruzione per otto ore.
Nel tardo pomeriggio di ieri, proprio mentre l’intesa pareva a un passo, un irrigidimento dei potenziali acquirenti ha comportato un nuovo rinvio. Così il sito produttivo di Piombino dovrà ancora attendere per conoscere il proprio destino, con la discussione tra le parti rinviata a oggi.
L’attesa, evidentemente, continua a tenere con il fiato sospeso i circa duemila lavoratori dello stabilimento piombinese.
Ancora una volta l’ottimismo trapelato nelle prime ore della mattina si è perso nelle complicazioni contrattuali ed economiche della trattativa tra algerini e indiani.
Così dopo un mese di confronti e di annunci, col ministro Carlo Calenda e il presidente Enrico Rossi al Mise per favorire la conclusione della vicenda, il nuovo stop dovuto all’irrigidimento del team indiano, ha contribuito a creare un clima di incertezza sulle reali ragioni di questo atteggiamento. Lasciando strada anche a ipotesi maliziose su una possibile ripresa dell’interesse di Sajjan Jindal per l’Ilva di Taranto, sulla scorta delle difficoltà che Arcelor Mittal sta incontrando per assumere il controllo dello stabilimento tarantino.
Eppure, già nella notte di lunedì, la strada dell’accordo per l’acquisizione di Aferpi sembrava spianata, tanto da convincere il ministero dello Sviluppo economico a convocare le parti alle 12,30 di ieri, per affrontare le ultime battute della discussione e procedere all’intesa.
Il sindaco Massimo Giuliani, proprio come lunedì scorso, è partito da Piombino di buonora assieme al consigliere regionale Gianni Anselmi, per seguire da vicino la fase decisiva della vicenda. Anche il presidente della Regione Enrico Rossi ha raggiunto gli uffici di via Veneto, annullando tutti gli impegni della giornata.
All’ora di pranzo la trattativa è ripresa, con gli staff legali delle due multinazionali impegnati ad analizzare pagina per pagina la bozza del contratto.
La trattativa - estenuante - è andata avanti a fatica fino a quando, nel tardo pomeriggio, la delegazione indiana di Jsw avrebbe - di nuovo - rimesso in discussione la cifra stabilita per l’acquisizione del sito produttivo piombinese (tra i 60 e i 70 milioni). Uno stallo inatteso, dal momento che la somma per la transazione sembrava essere un problema già abbondantemente superato nel corso della trattativa, discussa dettagliatamente nei giorni scorsi.
Lo stesso presidente Enrico Rossi, spiegando lo stop alla trattativa di lunedì sera, aveva parlato di difficoltà legate a garanzie e clausole contrattuali, dando per scontata l’intesa sulla cifra della compravendita.
Tra l’altro, secondo le indiscrezioni emerse, la distanza tra le parti non pareva essere un ostacolo insormontabile.
Non sono mancati momenti di tensione, tanto che lo stesso presidente Rossi, in serata, è entrato nella stanza della trattativa con il ministro Carlo Calenda per provare a incalzare la delegazione indiana, che nel frattempo teneva rapporti costanti con Nuova Delhi. La trattativa è stata sul punto di essere interrotta, poi è ripresa, in una continua altalena. Ma, nonostante gli sforzi delle istituzioni, l’accordo tra le parti non è arrivato.
Poco prima delle 22, a notte inoltrata in India, le parti hanno deciso di interrompere la discussione che tuttavia dovrebbe riprendere già nelle prossime ore. Piombino, nel frattempo, è costretta a restare col fiato sospeso.
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