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Nuovo acquedotto per Monteverdi, c’è chi resta a secco
L’intervento di Asa eviterà il ricorso alle autobotti in estate ma una parte del paese sarà ancora senza acqua potabile
MONTEVERDI. I lavori per il nuovo acquedotto del Cornia garantiranno un “di più” di rifornimento al deposito Asa di San Giovanni, tale da evitare d’estate il ricorso alle autobotti, come spesso è avvenuto negli ultimi anni: un po’ per l’esaurimento di vecchie fonti, un po’ soprattutto per l’incremento del fabbisogno come conseguenza del moltiplicarsi di strutture di ospitalità turistica.
Nessuna meraviglia quindi che la posa delle nuove tubazioni venga accolta bene in paese: va a segno finalmente un vecchio progetto. E poco importa, per ora, se alcuni tratti della lunga condotta non saranno interrati per risparmiare sui costi. Importa non trovarsi la prossima estate con il viavai di autobotti che arrancano rumorosamente nel cuore del centro storico e lungo la salita che porta al deposito.
Ma c’è anche una parte di cittadini che ha preso male la realizzazione del nuovo acquedotto, perché non ne avrà alcun beneficio. Sono i residenti nella piana di Pratella, nella zona di Consalvo e lungo la provinciale del Lodano che porta a Sassetta. Bassa Val di Cornia, al confine con Suvereto e Monterotondo. Una ventina di case da sempre senza acqua potabile – una situazione incredibile nell’era dei robot e della realtà virtuale – servite solo da acqua agricola ed è la stessa ricca di boro che grazie alle nuove tubazioni verrà inviata al deposito dell’Asa, dove mescolandosi con quella buona formerà una miscela nei parametri di potabilità e quindi erogabile alle utenze domestiche.
Si chiedono questi residenti: ha più senso migliorare il servizio ai cittadini che già l’acqua potabile ce l’hanno, oppure fornire questa indispensabile risorsa anche a coloro che ne sono privi da sempre? E ancora: perché non si approfitta della posa delle tubazioni di mandata (al deposito) per mettere accanto un tubo di ritorno più piccolo che porti l’acqua potabile anche alle case che non ce l’hanno? Sono domande più che lecite. Tanto più che i costi aggiuntivi rispetto ad un investimento di oltre 400 mila euro sarebbero solo di qualche migliaia in più. Oggi le abitazioni con acqua potabile più vicine a quelle senza, queste ultime quasi tutte lungo il percorso della nuova condotta, distano tre chilometri e oltre: non sarebbe un grande lavoro, almeno per un primo step, giusto per tenere viva la speranza di un futuro intervento complessivo e, soprattutto, per non discriminare i cittadini, che è un aspetto un po’ odioso. Questo sostengono quelli che abitano nella bassa Val di Cornia monteverdina. Ai quali risponde con il sindaco Carlo Giannoni: «Comprendo perfettamente lo stato d’animo di questi miei compaesani e posso solo dirgli che al momento né l’Asa né il Comune hanno soldi da impegnare per un ampliamento del progetto-acquedotto: non si tratta solo di qualche chilometro di tubo qualsiasi, serve molto di più per un impianto che deve servire utenze sparpagliate nella campagna. E poi – aggiunge Giannoni – il tubo di ritorno della potabile pare non sia sufficiente a servire bene nemmeno le ultime utenze, quindi bisognerebbe mettere mano anche alle condutture esistenti, interrate, per un nuovo dimensionamento».
Non ci sono soluzioni allora, nemmeno transitorie, per dare una speranza, signor sindaco? «L’unica possibilità è nella tecnologia, cioè nell’applicazione di filtri sulle tubazioni che oggi portano l’acqua agricola in quelle case. Al momento sono molto costosi, ma si stanno facendo significativi progressi per renderli accessibili e smaltibili in sicurezza quando vengono sostituiti».
Un’altra preoccupazione è la seguente: poiché l’acqua che va al deposito è la stessa che con deviazioni raggiunge le case sparse nella bassa Val di Cornia come “agricola” non c’è il rischio che queste utenze restino a secco quando, in estate, ci sarà maggiore necessità di rifornimento del deposito?
«La disponibilità dei pozzi (in località “ponte in legno”, Monterotondo ndr) può arrivare fino a 10 litri al secondo, ma il prelievo per il deposito sarà di 2-2, 5 litri al secondo. Quindi quelle utenze riceveranno, come ora, la prima acqua e non dovrebbero avere problemi, ma per ulteriore sicurezza potrebbero dotarsi di piccoli serbatoi di riserva. Infine, vorrei dire a questi compaesani che comprendo le loro esigenze e il Comune non si tirerà indietro per realizzare il progetto completo dell’acquedotto». Intanto la posa delle nuove tubazioni continua sotto gli occhi di cittadini che non si rassegnano ad essere considerati meno degli altri monte verdini. (g. p.)
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