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«Ripristinare occupazione e diritti»
Il sindacato di base: «Piani industriali, devono decidere i lavoratori»
PIOMBINO. Il sindacato autonomo Camping Cig Art.1 non ci sta di fronte ai balletti in sede ministeriale, ma soprattutto avverte: prima della stipula del contratto per il passaggio di Aferpi a Jindal devono essere i lavoratori a poter discutere del piano industriale e finanziario, con la facoltà di accettare o respingere. «Gli osservatori (chi? Calenda e Rossi?) si aspettano la firma in questa settimana. Sicuramente, alla fine qualcuno ci azzeccherà e potrà fare la figura del “ve l’avevo detto…”. Tutti, tranne i lavoratori. Il ministro Calenda, forse pensa, in vista della prossima scadenza elettorale, di rifarsi una verginità presentandosi come quello che ha chiuso due grossi problemi per il governo Pd; sta di fatto che, dalle sue dichiarazioni, sembra assolutamente disinteressato alle conseguenze delle vendite: non si parla più di piani industriali (sì, poi verranno presentati) né di garanzie occupazionali (tanto ci sono gli ammortizzatori, purtroppo sicuri solo a fine 2018!)».
E il piano industriale dovrà essere coerente, partendo dalla ripresa delle laminazioni, «con i termini per la costruzione di una acciaieria con forno elettrico, con tempi certi di realizzazione e con penali su ritardi o modifiche in corso d’opera». Insomma, un piano industriale e finanziario «che ci dica a quale utilizzo sono destinate le aree retro-portuali, quali sono gli indirizzi di vendita, quali e quante sono le risorse finanziarie messe in campo».
Poi l’occupazione. «Dobbiamo avere le stesse garanzie che i sindacati chiedono per Ilva: piena occupazione per lavoratori diretti e indiretti, assunzione in continuità, mantenimento dei livelli salariali e dei diritti sindacali maturati negli anni».
Secondo Camping Cig la stessa logica deve valere per la Magona: «Piano industriale e finanziario approvato dai lavoratori, salario e diritti sindacali garantiti, rotazione per i tempi necessari».
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