Più cautela sul progetto Creo Ferrini vuole approfondire
Dopo il sì condizionato della Regione le prescrizioni sono all’esame degli uffici E intanto Legambiente chiede risposte sull’impatto e la sostenibilità
PIOMBINO. «Non è una marcia indietro. E’ volontà di approfondire». Con questo approccio il vicesindaco Stefano Ferrini risponde su Creo, l’azienda che dovrebbe trasformare in lignite 60 mila tonnellate di rifiuti organici all’anno. Con previsione di raddoppio. Nell’area produttiva ecologicamente attrezzata (Apea) di Colmata.
In Comune la Valutazione d’impatto ambientale è arrivata ieri. Il sì della regione è subordinato a 41 prescrizioni che Ferrini si riserva di esaminare con gli uffici. Contemporaneamente ha accolto la richiesta del presidente del quartiere Fiorentina-Populonia, Daniele Quinti, per un’assemblea pubblica, fissata a inizio giugno.
«Sarà - sottolinea l’amministratore - un incontro aperto a rappresentanti della comunità scientifica, anche di matrice ambientalista, che aiutino a raggiungere conclusioni laiche, prive di pregiudizi. E comunque non abbiamo firmato contratti, siamo fermi alla preassegnazione dell’area. Era il requisito per concorrere all’ottenimento dei finanziamenti di Invitalia per 16 milioni, poi bocciata».
«In città - chiude - sarei il primo a non volere un impianto che in qualunque maniera impattasse sulla salute, l’ambiente, attività già esistenti e l’obiettivo del turismo che è un po’ uno dei miei chiodi fissi».
Una maggiore cautela si percepisce, dopo le proteste e le preoccupazioni esplose sui social. Rafforzate dalle domande che fa a voce alta Legambiente.
«Parliamo - ricorda il portavoce Adriano Bruschi - di un trattamento rifiuti basato sulla decarbonizzazione idrotermale, una tecnologia sperimentale che permette di produrre soprattutto lignite, quindi carbone, un po’ di fertilizzante e dell’acqua industriale».
Perplessità Bruschi ne ha sollevate nell’incontro con il Comune e poi con vertici Creo dai quali afferma di non aver ottenuto risposte. Neanche ne ha trovate nella copiosa documentazione giunta successivamente per email su sua richiesta.
Le criticità riguardano, intanto, la collocazione, a poche centinaia di metri da “Solera”, cantina, enoteca, merenderia con ampi spazi all’aperto per le degustazioni.
Dalla parte opposta, anche più vicina della Solera, c’è l’area Ormeggi Terre Rosse con ristorante, anche quello all’aperto, e una previsione di sviluppo della nautica e del turismo con investimenti ingenti. «Per questo - prosegue - il problema dell’impatto odorigeno non può essere trattato come fosse una lontana area industriale. Qualsiasi impatto, anche minimo, sarebbe intollerabile. Nonostante il progetto preveda numerosi accorgimenti antiodore, il contesto è troppo delicato, mentre il Piano Strutturale indica altre aree destinate al trattamento rifiuti. Alle spalle di Rimateria».
Altro nodo, quello finanziario. La srl con 6100 euro di capitale versato, dovrebbe far fronte ad un investimento di 19 milioni e 800 mila euro.
«Ci sono accordi con altri soggetti? Insomma, chi tira fuori i soldi»?, domanda Bruschi, invitando a non sottovalutare l’aspetto della sostenibilità economica in quanto rifiuti organici così puri come dovrebbero essere per questo tipo di impianti e in questa quantità, sono ben difficili da reperire. Di conseguenza lo smaltimento degli scarti che deriverebbero renderebbe insostenibile l’impresa.
Altri quesiti elencati: «Le frazioni estranee sono solo inerti? E quali tipologie prevalenti di rifiuti si intende trattare? Ci sono accordi con società, e di dove, che possano fornire quei rifiuti con quella purezza? Se si parla di differenziata - conclude Bruschi. - neanche per idea le frazioni estranee sarebbero il 4-5%. Da noi, ad esempio, viaggiano fra il 30 e il 50%».
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