Il Tirreno

Aferpi: intesa più vicina, ma si tratta ancora

di Cristiano Lozito
Il presidente Rossi, a sinistra, col ministro Calenda
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Il presidente Rossi, a sinistra, col ministro Calenda

Si tratta a oltranza a Roma, tra i legali di Cevital e quelli di Jindal South West, per la cessione dello stabilimento Aferpi al Gruppo indian

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PIOMBINO. Si tratta a oltranza a Roma, tra i legali di Cevital e quelli di Jindal South West, per la cessione dello stabilimento Aferpi al Gruppo indiano.

Dopo giorni di rapporti tesi tra le parti, un richiamo arrivato a indiani e algerini martedì sera da parte di Carlo Calenda, ha prodotto ieri mattina un incontro tra il ministro, il ceo di Cevital, Said Benikene, e i rappresentanti di Sajjan Jindal, servito a rasserenare il clima o quanto meno a far capire che se l’affare si vuol concludere questo è il momento: da qui si è arrivati a condividere la necessità di impegnarsi per trovare un accordo sulla ex Lucchini prima che il ministro Calenda lasci via Veneto.

Un’intesa sembra dunque più vicina ma c’è ancora da lavorare, tanto che dopo giorni di grande ottimismo, nessuno più si sbilancia a fare pronostici nel timore di colpi di scena dell’ultimo momento.

Fino a ieri sera dunque i team legali, in due diversi alberghi della capitale, si sono scambiati bozze e documenti in cerca di una sintesi che consenta di firmare un contratto in tempi rapidi.

La richiesta di Matteo Salvini e Luigi Di Maio al presidente Sergio Mattarella, di attendere 24 ore prima di provare a varare un Governo “neutrale”, preliminare al ritorno alle urne, ha regalato forse qualche giorno in più a Calenda e con lui agli auspici che si faccia in tempo, in caso di firma tra Cevital e Jsw, a chiudere anche la parte che spetta alle istituzioni, legata in particolare a bonifiche e incentivi.

Ci sono infatti circa 45 milioni di euro di parte pubblica destinati a Jindal (dieci del Governo e cinque della Regione) e altri 30 milioni di finanziamenti della Regione finalizzati a interventi per l’innovazione, la riduzione dell’impatto ambientale e la riconversione ecologica della siderurgia.

Ma cos’è che ha reso così complicata la trattativa che solo pochi giorni fa veniva data praticamente per conclusa da tutte le fonti vicine al dossier Aferpi?

Le difficoltà sono aumentate proprio avvicinandosi al momento della firma, con la Regione impegnata sul campo col caposegreteria di Enrico Rossi, Paolo Tedeschi, per cercare di favorire l’intesa, e le sollecitazioni del ministro Calenda, che vorrebbe concludere il suo mandato con un risultato in tasca, offrendo a Jindal condizioni altrimenti da riconquistare con un nuovo esecutivo, se non si riuscisse a sfruttare gli ultimi giorni del Governo Gentiloni.

Le frizioni sarebbero nate sul prezzo di vendita dello stabilimento (che potrebbe attestarsi su una cifra leggermente superiore ai 60 milioni alla base del preaccordo di marzo), con un tira e molla da parte di Cevital che ha irritato i rappresentanti di Jsw, avvicinando il rischio di una rottura nella serata di lunedì.

Il lavoro comunque è poi ripreso faticosamente anche su altri aspetti dell’accordo, in particolare sulle rispettive attribuzioni di crediti e debiti pregressi.

Così si è creata una situazione di stallo, su cui hanno agito in simbiosi Regione e Governo, fino a quella specie di ultimo appello lanciato martedì dal ministro Calenda che ha riaperto le porte del dialogo.

Ancora alla finestra restano i sindacati che temono di trovarsi di fronte a una situazione sullo stile di quella dell’Ilva di Taranto: cioè un accordo tra istituzioni e nuova proprietà che lasci poi al sindacato la patata bollente dei potenziali esuberi e dei tempi lunghi per la realizzazione del piano industriale, senza al momento avere alcun tipo di garanzie sugli investimenti, sull’occupazione, e sul prolungamento degli ammortizzatori sociali, necessari per almeno altri quattro anni.



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