Il presidio
Magona, niente Arvedi ma ci sono gruppi interessati
L’Antitrust europea: se Mittal vuole l’Ilva di Taranto deve cedere Piombino in un pacchetto che comprende altre due fabbriche in Romania e Macedonia
PIOMBINO. L’Antitrust europea ha ufficializzato le condizioni perché Arcelor Mittal possa acquisire lo stabilimento di Taranto: ufficializzazione che corrisponde a un via libera a condizione appunto che il gruppo franco-indiano ceda alcuni dei suoi stabilimenti tra quello di Piombino, inserito in un pacchetto che comprende anche lo stabilimento di Galati, in Romania, e quello macedone di Skopje.
Riferendosi alla Magona di Piombino ieri Francesca Re David, segretaria generale della Fiom nazionale, ha detto che Arcelor Mittal «deve definire col possibile nuovo acquirente il piano industriale, affinché siano assicurati certezza occupazionale e futuro produttivo dello stabilimento».
«Spetta infatti al gigante della siderurgia trovare gli acquirenti – ha proseguito Re David – ma sarà la Commissione che dovrà dare o meno la sua approvazione a seconda delle garanzie fornite dal loro piano economico per un’attività degli impianti duratura nel lungo periodo. Arcelor Mittal si è in ogni caso impegnata a organizzare una procedura di vendita aperta, non discriminatoria e trasparente. Certo – ha concluso – i lavoratori di Piombino non possono essere penalizzati dalle scelte dell’Antitrust Ue».
Per Magona infatti se la decisione presa a Bruxelles ha il merito di chiarire una volta per tutte la situazione, d’altro canto congela l’affare col Gruppo Arvedi, che aveva già firmato con Mittal un preaccordo nei mesi scorsi.
Si sa che Arvedi sta cercando di formare una cordata internazionale per tentare di partecipare alla gara, ma al momento un risultato positivo di questo tentativo, per le sue grandi complessità, pare confinato nel campo delle ipotesi remote.
Peraltro invece non mancano indiscrezioni sull’interesse per la Magona di varie società, che già nei prossimi giorni potrebbero manifestare in modo formale il proprio interesse.
Il 31 dicembre secondo varie fonti sarebbe il termine fissato dall’Antitrust per la cessione degli stabilimenti, sempre naturalmente che si arrivi finalmente alla cessione dell’Ilva, perché superato l’ostacolo Antitrust la trattativa tra il gruppo franco-indiano e i sindacati parte da posizioni difficili da mediare, specie dal punto di vista del numero degli occupati.
Magona dunque resta in fase di attesa. Lo stabilimento piombinese conta 480 dipendenti, di cui oltre un centinaio in solidarietà, con scadenza degli ammortizzatori che, fissata allo scorso 31 marzo, è stata prorogata al 30 settembre.(cloz)
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