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Candidatura Unesco, insieme si può
Progetto Spur per otto città etrusche, pronte a firmare il protocollo dopo l’incontro a Volterra con l’arrivederci a Piombino
PIOMBINO. Produzione di metallo declinata attraverso la bellezza di Baratti e Populonia: è il patrimonio culturale che Piombino può condividere con le altre sette città etrusche per candidarsi a patrimonio Unesco. Gli otto comuni si sono appena incontrati nella sala del Maggior consiglio di Palazzo dei Priori su invito di Volterra. Qui oltre a Piombino (c’erano l’assessore alla cultura Paola Pellegrini e la coordinatrice del parco di Baratti e Populonia Marta Coccoluto), Perugia, Orvieto, Marzabotto, Formello, Arezzo e Tarquinia.
Primo incontro per tracciare una strada comune sul progetto “Spur-città etrusche” (appunto 8 le città selezionate) con obiettivo, oltre la candidature, di formare una rete e una strategia condivisa dove far confluire i diversi patrimoni.
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Piombino ci aveva già provato da solo, anni fa, ma proprio dal ministero che pur aveva valutato positivamente l’idea, era arrivata l’indicazione della necessità di un progetto a più ampio respiro; in Italia c’è già un gran numero di siti Unesco, dunque ora per diventare patrimonio mondiale dell’umanità gli step sono sempre più difficili. A Volterra, dunque, anche una rappresentante del ministero per seguire i lavori e dare indicazioni.
«Fondamentale mettersi in rete – conferma Paola Pellegrini – e siamo già impegnati a coinvolgere il più possibile tutto il territorio e tutta la comunità in questo percorso... sarà un aspetto fondamentale». A Volterra si è dato il via al percorso decidendo di firmare un protocollo.
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«Percorso sicuramente lungo – spiega Marta Coccoluto – e che comunque consentirà di capire a che punto siamo rispetto alle linee guida per i siti Unesco. Già più che un passo di auto valutazione importante». Anche durante l’intervento dell’assessore Pellegrini, a Palazzo dei Priori, è risultato evidente come gli altri rappresentanti dei comuni coinvolti abbiamo riconosciuto a Piombino la capacità di avere a disposizione un valido strumento di gestione quale la Parchi Val di Cornia spa che si occupa tra l’altro anche del parco archeologico di Baratti e Populonia, la connessione di Piombino col progetto Spur (che in etrusco vuol dire città).
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«Tutto perché – dice Pellegrini – le linee guida Unesco non valutano solo valore e bellezza del patrimonio che si candida, ma pure la capacità di mantenerlo, di garantirne la fruizione, di monitorarlo con personale qualificato. Da tempo Parchi è un esempio a cui si fa riferimento: a Volterra un rappresentante di Perugia ci ha confermato di essere stato indirizzato sull’esperienza Parchi Val di Cornia direttamente dal ministero».
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Pur non avendo ancora il brand di Orvieto o Volterra, Piombino non può più essere solo ponte per l’Elba o città dell’acciaio in crisi. Già la candidatura Unesco coinvolge l’intera economia di un’area: parchi e musei più tutti i così detti “servizi cuscinetto” (tipo buona cucina, mare. . . ). Ecco perché per Comune e Parchi si tratta «di una sfida che coinvolgerà tutto il territorio, e tutta la comunità: necessario remare tutti nella stessa direzione ed essere noi i primi a credere nella cultura come motore per l’innovazione sociale e per il rilancio economico».
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