Il presidio
Le “Alfabetiche emozioni” della poetessa dei bambini
Patrizia Fiori, ex insegnante, guida i più piccoli nel mondo della conoscenza. Nel suo ultimo libro le filastrocche coraggiose sul tema delle famiglie arcobaleno
«Sono nata in un giorno di neve e di silenzio il 3 dicembre 1952 a Sasso Pisano. Vivo a Piombino da molti anni. Amo i libri, compagni fedeli di ogni momento. Amo la natura, i suoi ritmi, la sua libertà». Così si descrive nel volume di poesie “Alfabetiche emozioni” Patrizia Fiori, insegnante elementare in pensione, poetessa e scrittrice che confida: «Amo giocare con le parole perché sono la nostra dispensa per i giorni grigi».
Patrizia, occhi azzurri, fisico asciutto e un entusiasmo travolgente, è impegnata anche nel sociale e ha occhi aperti per tutto ciò che le ruota intorno, in una piccola realtà come Piombino che ama moltissimo, dove ha insegnato per anni con amore ai suoi bambini, alcuni ormai diventati grandi che si ricordano con piacere quella maestra dolcissima che parlava loro di poesia, e dove oggi si gode il tempo libero, cercando ogni giorno stimoli nuovi. Gli stessi che ha cercato di dare ai suoi piccoli allievi per tanti anni e che vuol continuare ad offrire ai bambini, con la magia della sue parole scritte.
In “Alfabetiche emozioni”, la silloge finalista al Concorso internazionale Autori per l’Europa 2009, per spiegare una passione che l’accompagna da sempre e che ha cercato di trasmettere ai suoi piccoli allievi scrive: «Amo giocare con le parole perché sono la nostra dispensa per i giorni grigi e le parole sono il veicolo essenziale per portare i bambini nel fantastico mondo della conoscenza».
Ma è stato l’interagire quotidiano con i suoi piccoli allievi che ha influenzato la sua visione poetica?
«Senza dubbio. Lavorare con i bambini è un’esperienza unica e appassionante anche se non sempre facile, perché devi reinventarti continuamente, affinare l’arte dell’ascolto, della pazienza e della mediazione, ma se fatto con passione diventa il lavoro più bello del mondo e i bambini sanno sempre come ripagarti. Sono stati la fonte di ispirazione per le mie filastrocche, le mie storie e le mie fiabe. Amo moltissimo i bambini e vorrei spiegare il mio rapporto con loro partendo dalla poesia di Janusz Korczak intitolata “Quando ridiventerò bambino”.
Ce la racconta?
«Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli».
Qual è la prima poesia che ha scritto?
«Si intitola Per te ed è dedicata a mio figlio. “Stai dormendo nuvola della sera e dietro i tuoi occhi chiusi vedo capriole di teneri sogni. Getterò un ponte di ragnatela che attraverserai con minuscoli piedi di gatto. Per te ruberò un raggio. E il sole sarà il tuo aquilone”».
Molto tenera. Ma quale poeta è stato suo maestro e ispiratore?
«Per quanto riguarda le filastrocche sicuramente Rodari, con quelli che lui chiamava “giocattoli poetici”, poesie ponte tra le poesie popolari dei più piccoli e la poesia vera e propria. Poi, sempre riferendomi alla poesia per bambini, Piumini, Tognolini, Roncaglia, Formentini e altri. Mentre nelle liriche per adulti, sono molti i poeti che amo e a cui mi sono ispirata: da Caproni a Montale, da Neruda ad Antonia Pozzi, dalla Dickinson a Salinas, da Erri de Luca a Garcia Lorca».
Oltre alle poesie ama anche i romanzi?
«Sono una lettrice onnivora e fin da piccola ho letto tutto quello che mi capitava. Una volta in collegio mi misi a leggere di nascosto un libro di Fleming, “007 Thunderball” e non mi accorsi della suora che stava arrivando alle mie spalle. Mi requisì il libro e lo mise al bando, facendomi una bella ramanzina pubblica e mettendomi in punizione».
Oggi come sceglie le sue letture?
«In modo un po’ disordinato. Non seguo mode o classifiche e compro i libri che mi chiamano. Mi piace la letteratura latino americana, con i suoi romanzi densi di pathos e sensualità, emotivamente forti. “Sogni guidati” come affermava Borges. Ma a parte i classici, amo anche gli scrittori italiani attuali, come Bajani, Camilleri, Erri De Luca, Elena Ferrante, Malvaldi, Carofiglio, Starnone, Maggiani... E in questo momento sono interessata ai racconti brevi e leggo scrittori come Carver, Murakami e Munroe».
L’amore oggi è ancora al centro di ogni testo poetico?
«La poesia è un atto di amore e l’amore è l’asse sul quale ruota tutto l’universo poetico. Una lunghissima storia di sentimenti che inizia e si rinnova nel momento in cui qualcuno si piega sul foglio e cerca le parole. Un dono per chi lo fa ma anche per chi lo riceve».
Ma la poesia si può insegnare e imparare?
«Rispondo con una affermazione di Neruda nel bellissimo film “Il postino”. Dice il grande poeta cileno: “Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelarla a un animo predisposto a comprenderla”».
Anche la musica è poesia.
«Certo, e io amo tutta la musica, classica e non. Chopin, Beethoven e Mozart sono i miei autori preferiti. Ma amo anche Morricone e De Andrè, grande cesellatore di parole. E ascolto con piacere le canzoni degli anni Sessanta/ Settanta con cui sono cresciuta».
Dove trova ispirazione per la sua creatività?
«Ovunque: osservando le persone, lavorando di fantasia, guardando le immagini, le fotografie, i dipinti, la natura; facendo leva sulle esperienze personali, e su tutto ciò che produce emozione ed evoca parole».
Sta per dare alle stampe con la casa editrice “La Bancarella” un libro per bambini che ha come tema le famiglie arcobaleno. Da dove è nata l’idea?
«Ho scritto questa storia con le illustrazioni di Massimo Panicucci, perché ritengo necessario spiegare ai piccoli le questioni della vita, anche le più difficili. Per farlo ho scelto i personaggi delle fiabe conosciute e la via della filastrocca, quale metodo immediato per comprendere. Una modalità semplice, indirizzata ai bambini, ma anche agli adulti che hanno ancora bisogno di capire».
Cosa fa oltre a scrivere?
«Tante cose. Da quando sono in pensione il mio tempo è dilatato e io non amo la noia... Frequento un corso di inglese e uno di scrittura creativa che mi porta spesso a Firenze dove cerco di visitare anche mostre e musei. Poi Vado a teatro, in palestra, a volte a cavallo, nuoto e lavoro a maglia per il gruppo “Tanti quadrati di lana per una sola coperta”, laboratorio solidale, sulle orme di Mandela. Insomma mi diverto cercando di non sprecare il tempo».
Le piace vivere in una piccola realtà come Piombino?
«Sì, ci sto bene. Ho molti amici e conoscenti, la città è a misura d’uomo, e ricca anche da un punto di vista culturale, oltre che storico e artistico».
Cosa risponde a chi la critica?
«Che non mi piace che si dica “a Piombino non si fa niente” e poi si diserti qualsiasi evento”».
Se ne avesse il potere cosa cambierebbe?
«Certe mentalità che non portano a niente. Darei inoltre molto più spazio ai giovani e alle loro potenzialità, creando lavoro adeguato per non farli andare via».
Se dovesse scegliere un altro luogo dove abitare?
«Lo vorrei sul mare, un mare però come il nostro, che alterna spiagge di sabbia a scogliere. Mi piace a questo proposito citare, sempre in tema di poesia, Giorgio Caproni e il suo “Biglietto lasciato prima di non andare via” che recita: “Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai”.
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