Il presidio
I sindacati vogliono con Jindal una vera trattativa
Fissati i paletti: occupazione per tutti al termine del percorso, ammortizzatori, rotazione dei lavoratori
PIOMBINO. Mentre gli studi legali di Cevital e Jsw continuano a lavorare sui dettagli dell’intesa per il passaggio di Aferpi a Sajjan Jindal, i sindacati si preparano a entrare in campo nel secondo tempo della partita, quella che si aprirà un attimo dopo la firma dell’accordo tra le parti.
Sarà il Governo poi a dare la valutazione definitiva sul piano industriale, ma è naturale che si dovrà aprire un rapporto tra Jsw e i sindacati, chiamati a gestire non solo l’arrivo di una nuova proprietà, ma almeno altri quattro anni difficili prima della partenza della nuova acciaieria.
Così giovedì Fim, Fiom e Uim, in una conferenza stampa dei tre segretari (rispettivamente Fausto Fagioli, Davide Romagnani, Lorenzo Fusco) e l’Uglm con un documento, hanno fissato quelli che per loro sono i paletti del confronto che dovrà aprirsi nei prossimi giorni, non solo con l’azienda ma anche con i ministeri coinvolti. «Siamo certi che il ministro Carlo Calenda rispetterà l’impegno dichiarato di convocarci – è la premessa di Fim, Fiom e Uilm – altrimenti dalla metà di maggio dovremo mettere in atto tutte le iniziative necessarie per arrivare al Mise».
Tornando ai punti fermi individuati da Fim, Fiom e Uilm, al primo punto c’è la richiesta di garanzie «sulla piena occupazione al termine del percorso e sulla tutela di tutti i dipendenti, perché solo così, col lavoro, potrà ripartire anche l’indotto. Serviranno ammortizzatori probabilmente per 4 anni, per questo chiederemo una proroga della cassa integrazione speciale», che comporta stipendi medi superiori di 200-250 euro mensili rispetto alla cig semplice. Ma il sindacato chiede anche, una volta riattivati i laminatoi, primo obiettivo di Jindal, «che si proceda a un’effettiva rotazione dei lavoratori, molti dei quali sono a casa da troppi anni. Per questo siamo convinti che servirà anche un piano di formazione».
Fim, Fiom e Uilm avvertono comunque che, una volta raggiunto l’accordo tra Cevital e Jsw, «occorrerà una vera trattativa col sindacato, perché non accetteremo un pacchetto chiuso. Il sindacato va coinvolto, anche in un commissione paritetica con Governo e azienda che affronti tutti i temi sul tappeto, dagli ammortizzatori, alle concessioni demaniali valutando le ricadute occupazionali sulla logistica, agli investimenti per la nuova acciaieria e al piano per gli smantellamenti, anche con la realizzazione di un nuovo Accordo di programma».
Anche l’Uglm pone l’accento «sull’esigenza di tutela dei lavoratori diretti e dell’indotto, di nuovi ammortizzatori, che questa volta dovranno riguardare committente e appalti, sulla rotazione dei lavoratori e sulla formazione».
Due per l’Uglm gli altri punti fondamentali, «la garanzia di una proroga della sorveglianza del Governo, e la sicurezza di impianti rimasti per anni inattivi e di altri da demolire per i quali iniziare smantellamenti e bonifiche, col Governo che dovrà fare la sua parte con finanziamenti e messa in sicurezza di un Sito di interesse nazionale». Infine un cenno a «tempi da definire e da rispettare anche per la richiesta di concessioni portuali sessantennali, temi da approfondire per non diventare di nuovo ostaggio di qualcuno».
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