Il Tirreno

Fattoria di Caselli Appello dei titolari

di Giorgio Piglia
Fattoria di Caselli Appello dei titolari

Immersa in un ambiente incontaminato ma ancora ferma Manca l’impianto termico, ma i Comuni non si attivano

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MONTEVERDI. «Fateci lavorare!» è l’appello accorato di Fabio Guiducci, presidente della onlus “Insieme” con base a Follonica, vincitrice del bando per la gestione della Fattoria al centro della foresta di Caselli, un’oasi naturale protetta , a nord di Canneto, sotto la giurisdizione amministrativa dell’Unione montana Alta Val di Cecina, i comuni di Monteverdi, Montecatini e Pomarance.

La foresta è un gioiello naturalistico come pochi nella bassa Toscana, la Fattoria è il centro operativo che rende godibili ai visitatori le ricchezze ambientali e paesaggistiche del territorio circostante. Dovrebbe essere così, ma ad oggi non lo è perché l’ultimo chilometro del progetto di rilancio di Caselli non è stato ancora percorso, e perché - in parole povere - la struittura non è ancora stata fornita di impianto termico..

Quello di Fabio Guiducci è dunque un vero e proprio “grido di dolore” indirizzato principalmente ai sindaci dei tre comuni “proprietari” della foresta, Carlo Giannoni di Monteverdi, Sandro Cerri di Montecatini V.C., Loris Martignoni di Pomarance: sono stati spesi tanti soldi, negli ultimi decenni, per salvare prima e valorizzare poi Caselli – questo sottende l’appello del presidente di Insieme -, adesso manca poco per mettere in pratica il progetto, ma quel poco bisogna farlo subito, altrimenti passa via un’altra stagione, si vanificano i molti contatti attivati con operatori turistici, università, centri di ricerca. Insomma, se ne riparla l’anno prossimo, se va bene.

Riavvolgiamo il film brevemente. Caselli era un tempo proprietà dei Gherardesca e vi si svolgevano varie attività lavorative che convergevano sulla fattoria, una casa di caccia, le stalle, una pieve fondata nel 1082 con un piccolo cimitero sul retro, testimonianza di una presenza umana, continua nei secoli, su un territorio bello sicuramente, ma non facile per chi deve trarre dalla fatica ragioni di sussistenza.

Nei decenni scorsi lo Stato acquista la proprietà dei Conti, la affida alla Regione che intraprende il progetto di protezione del luogo e di valorizzazione attraverso la creazione, nella fattoria, di un centro di accoglienza e di studio. Si fanno lavori molto ampi di restauro, dove serve, e di ristrutturazione; si realizzano ambienti per attività di gruppo; nelle stanze dell’antica casa di caccia vengono creati mini-appartamenti dotati di tutto, cucina compresa; si fanno alcuni impianti indispensabili alla vita di oggigiorno…

Saltiamo per brevità alcuni fotogrammi: fermo per anni, il progetto di valorizzazione si rimette in moto quando la Regione passa la struttura all’Unione montana, quella che fa il bando e infine (2017) riesce ad assegnare la gestione alla onlus “Insieme”. Che affronta una scommessa sicuramente coraggiosa: far arrivare gente in un luogo poco conosciuto, dove però le attrattive sono molteplici: la biodiversità del bosco, gli insediamenti faunistici, il piccolo lago, il parco degli ofioliti, gli scorci sorprendenti dal poggio Donato, i sentieri, la cascata dello Sterza con la sottostante piscina naturale “hollywoodiana”scavata nella pietra, di notte l’ascolto del lupo. È un luogo per studiosi della natura e per escursionisti alla ricerca di mete inedite. Nel rispetto della foresta (nemmeno un filo d’erba è possibile cogliere) c’è posto per chiunque voglia scoprire Caselli. Ma se è facile arrivarci (da Monteverdi, dalla Costa, dalla Maremma, tutte buone strade), restarci più di un giorno è impossibile. Ed eccoci al punto: la fattoria non dispone ancora dell’impianto termico per far funzionare la cucina, i termosifoni nei mini-appartamenti, l’acqua calda delle docce: tutto già progettato con caldaia ecologica a legna, ma ancora sulla carta. Mentre la onlus “Insieme” è pronta ad operare con tutti i suoi cooperatori, molti contatti avviati sono in “stand by”. Manca l’ultimo sforzo. E a compierlo tocca ai “proprietari” dell’oasi verde protetta, cioè ai i tre sindaci dell’Unione montana.

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