Il Tirreno

Demolito il panfilo che si incagliò sugli scogli

di Luigi Cignoni
Demolito il panfilo che si incagliò sugli scogli

Dopo quasi quattro mesi dall’incidente a San Giovanni il natante non esiste più  La ditta di Bastiano ecologia ha fatto a pezzi lo scafo che adesso sarà smaltito

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PORTOFERRAIO . Demolita. Oggi non esiste più la barca da quasi quindici metri incagliata sulla scogliera artificiale di San Giovanni. Ora è solo un cumuli di rottami che presta saranno destinati allo smaltimento.

È stata necessaria una giornata intera di lavoro, perché gli addetti della Bastiano ecologia srl riuscissero a smantellarla pezzo dopo pezzo. Per tutto il periodo dei lavori, gli operai sono stati assistiti dagli uomini della Capitaneria di porto.

Gli stessi che all’epoca presiedettero il recupero dell’imbarcazione dalla scogliera dove era finita dopo un fortunale, fino a terra dove è rimasta fino a poco tempo fa. In quel caso furono i responsabili della ditta Bertocci di Piombino che ebbero cura di effettuare l’intervento. «Il rischio maggiore era rappresentato – dice al Tirreno Stefano Tamagni, titolare della Bastiano ecologia – dal rischio di rottura in due parti nette dello scafo, che avrebbe potuto causare la dispersione nell’ambiente della nafta e di olio».

Si tratta di circa mille e 500 litri di combustibile che rappresentava una mina vagante e spingeva gli operai a usare la massima attenzione e accortezza. Le stesse precauzioni che sono state seguite anche ieri, quando si è trattato di passare alla fase di demolizione del natante.

Il fatto risale alla fine del gennaio scorso, quando il vento e le condizioni del mare fecero sì che il panfilo rompesse gli ormeggi dove il proprietario l’aveva lasciato e fosse finito sugli scogli dove rimase per un certo tempo. Furono i soci di Legambiente arcipelago toscano a lanciare l’allarme e ad invitare gli enti preposti a rimuovere l’imbarcazione, per recuperarla e quindi studiare il da farsi. Intanto il proprietario aveva dichiarato l’abbandono del relitto, incaricando l’assicurazione a farsi carico delle spese per la demolizione dello scafo e di tutto quello che rimaneva della barca.

«Non è stato possibile pensare a un recupero dello scafo – aggiunge ancora Stefano Tamagni della Bastiano ecologia – in quanto l’urto della scogliera aveva danneggiato irrimediabilmente l’opera viva della barca, specie la parte verso prua. Sicché l’unica strada che ci si parava davanti – conclude il titolare della Bastiano ecologia – era la dismissione e la demolizione per smaltire il relitto».

I resti della barca sono attualmente custoditi nel deposito della ditta specializzata, che adesso provvederà al loro smaltimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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