Il Tirreno

Alzheimer e demenze confronto positivo tra familiari e medici

Alzheimer e demenze confronto positivo tra familiari e medici

Il prossimo incontro proposto da Aima è per lunedì Si parlerà di come migliorare la qualità della vita dei malati

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PIOMBINO. Che fare quando non vogliono lavarsi? E come affrontare quel loro desiderio irrefrenabile di andarsene, il wandering come lo chiamano i medici? Quali sono i sintomi della malattia? Sono alcune delle domande che i familiari dei malati di Alzheimer hanno rivolto agli esperti presenti al secondo incontro piombinese di Aima, l’associazione che si occupa di queste patologie. Sempre più diffuse. Ogni anno in Val di Cornia si contano 400 casi in più di demenze senili. Per metà Alzheimer.

Parlare della vita quotidiana di chi li assiste, tra paura e solitudine, era e resta l’obiettivo che Aima ha condiviso con la Società della salute.

Nella sede della Croce rossa si sono trovati il dottor Guido Gori, psicogeriatra di Firenze, con una vasta esperienza nel campo della geriatria, si è soffermato sulla conservazione di aspetti fondamentali dell’identità dei malati. Il medico si era proposto di condurre un intervento quanto più possibile interattivo. E così è stato. Lo stesso obiettivo della dottoressa Simona Cintoli, psicologa ricercatrice dell’Università di Firenze, che ha curato un progetto specifico per conto del reparto di Neurologia dell’Asl livornese.

Terza tappa, al momento conclussva, lunedì prossimo dalle 15 alle 17 alla Pubblica assistenza (via Giordano Bruno). Si parlerà di “Qualità della vita oltre la malattia” con la fisoterapista di Casa Cardinal Maffi Paola Giuntoli e la responsabile del servizio riabilitativo della stessa struttura, Arianna Cerretti. Interverrà anche Marinella Zagaglia, la presidente di Aima Costa etrusca onlus. «Già in questo secondo incontro abbiamo assistito ad un aumento di presenze e ad una vivacità di dibattito, tanto che abbiamo dovuto chiudere con rammarico il pomeriggio», spiega Zagaglia, aggiungendo che oltre ai familiari sono intervenuti gli operatori di alcune strutture assistenziali.

La demenza, va ricordato, è una patologia sempre più diffusa in conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Oltre agli altissimi e non quantificabili costi umani in termini di sofferenza per i pazienti e per i loro familiari, comporta anche un gravoso impatto economico-sociale.

Di primaria importanza è la tempestiva individuazione del deficit cognitivo, in modo da consentire un approfondimento e il possibile inizio di un trattamento. A questo scopo l’Unità operativa di Neurologia di Livorno ha promosso un progetto di ricerca specifico. (v.p.)

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