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Soccorre il fratello, muore dopo di lui
Doppia tragedia nelle campagne di Canneto: uno aveva avuto un malore mentre l’altro era corso a cercare aiuto
MONTEVERDI. Quando Giovanni, stroncato da un infarto, si accascia su se stesso, la moglie Ada, il fratello Antonio e la cognata Giovanna sono in un attimo accanto a lui: tutti insieme stavano bruciando delle frasche.
Non c’è molto da capire, la situazione è disperata, serve aiuto subito.
Antonio si mette a correre verso l’auto parcheggiata non lontano, corre più forte che può, apre la portiere.
Appena il tempo di sedersi al volante però che un forte dolore lo prende al petto: pochi istanti dopo un infarto fulminante arresta anche la sua vita.
La duplice tragedia è avvenuta ieri pomeriggio intorno alle 15, nella campagna di Canneto, nell’uliveto del podere Rusticuccio, il podere di famiglia di Giovanni Celeste Serni, 80 anni, e del fratello Antonio Serni, 74 anni, più esattamente alla “Mariaccia”, località che pare prenda il nome da una parente nota ai suoi tempi in un vasto raggio come cartomante.
Giovanni e Antonio erano nati a Canneto, ma poi per il lavoro avevano lasciato il borgo-castello: entrambi operai, si erano guadagnati la pensione alle acciaierie di Piombino.
Giovanni con la moglie Ada era andato ad abitare a Venturina.
Uno dei suoi due figli, Riccardo, è titolare a Suvereto di un’officina che si occupa di revisione auto.
Antonio invece, e sua moglie Giovanna, avevano messo su casa a San Vincenzo, una figlia sposata vive a Pescara.
Nonostante le rispettive abitazioni non fossero proprio vicine a Canneto, Giovanni e Antonio erano quasi tutti i giorni a lavorare al Rusticuccio.
Un bel podere, molto grande l’oliveto a cui Giovanni e Antonio riservavano molta attenzione e tutte le cure necessarie in ogni mese dell’anno.
Una passione vera per la campagna, radicata nelle loro origini.
Entrambi i fratelli Serni, anche con le rispettive famiglie, frequentavano regolarmente il paese collinare dove erano molto conosciuti e benvoluti.
Giovanni e Antonio inoltre avevano in comune anche la passione per la caccia, facevano parte della squadra di cinghialai di Canneto.
E non mancavano mai alle sagre estive, appuntamenti “obbligati” oltre che occasione per incontrare i loro molti amici.
Gente benvoluta davvero, questi due fratelli che il destino ha portato via incredibilmente a pochi minuti l’uno dall’altro.
La notizia della duplice tragedia si è diffusa assai rapidamente e diverse persone sono accorse sul posto, tra incredulità e disponibilità a portare aiuto.
Tra i primi a correre sul posto il vicesindaco Alessandro Ferri, i soccorritori della Misericordia, il maresciallo Illiano, comandante dei carabinieri di Monteverdi, il Nucleo radiomobile e i colleghi di Pomarance, coordinati dal comandante della compagnia di Volterra, capitano Mazza.
E poi ancora amici, generosi e commossi, a tentare una impossibile consolazione alla disperazione delle due mogli.
Completati i sopralluoghi e raccolte le testimonianze, le salme sono state avviate all’obitorio di Piombino, dove si trovano tuttora a disposizione dell’autorità giudiziaria.
In mancanza di un referto medico, infatti, la procura di Livorno nella persona del sostituto Massimo Mannucci, ha dovuto disporre l’autopsia e rinviare a dopo i funerali.
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