Il Pd prova a fare quadrato e intanto dice no ai 5 Stelle
In segreteria prevale anche la contrarietà al congresso a un anno dalle comunali Democratici convinti che il consenso locale sia superiore al 30% preso alle politiche
PIOMBINO. Nella prima segreteria di Federazione, convocata lunedì sera dal Pd per analizzare il voto di domenica scorsa, due sono gli elementi che al momento sembrano unire tutto il gruppo dirigente: no a un accordo di livello nazionale con i 5 Stelle, no a un congresso sfibrante ad appena un anno dalle amministrative. «Non è proprio il momento – chiosa il segretario Massimiliano Roventini – per rischiare di tornare alla diatribe interne. Per questo personalmente spero che il partito, come avvenne ai tempi di Walter Veltroni e Dario Franceschini trovi una soluzione rapida e non divisiva». Il riferimento è al 2009, quando appunto Franceschini, che era vicesegretario, sostituì il segretario Veltroni con un voto dell’assemblea nazionale. Quello che nel Pd si augurano in tanti, pensando magari a Maurizio Martina, vice di Matteo Renzi, come traghettatore.
È stata una segreteria allargata ai segretari di circolo, quella di lunedì, servita per un primo scambio di opinioni, in attesa di convocare forse la prossima settimana una direzione, dopo quella di lunedì a Roma.
Un approccio quindi al lavoro in vista delle amministrative con la convinzione che non ci saranno altri avvertimenti: le politiche di domenica scorsa hanno lasciato un Pd primo partito in città ma per poche centinaia di voti, tallonato dai 5 Stelle e con l’incubo di una destra che dopo il boom leghista potrebbe organizzarsi per presentarsi unita alle urne.
Ecco dunque che si lavorerà per allargare la coalizione guidata da Massimo Giuliani, puntando su un finale di consiliatura ricco di azioni importanti da parte del Governo locale e su una comunicazione più efficace per riconquistare la fiducia dei cittadini. Tutto ciò continuando a lavorare per una svolta positiva sul caso delle acciaierie, capace di ribaltare l’ostilità diffusa che sta affossando il Pd.
Nel partito dunque regna la consapevolezza che la partita del 2019 sarà durissima, specie con i 5 Stelle. Ma anche che il voto politico non è trasferibile così com’è su quello locale. E che il Pd alle comunali partirà più avanti di quel 30% conquistato domenica scorsa.
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