Il Tirreno

Jindal, il nodo bonifiche fa slittare ancora la firma

Jindal, il nodo bonifiche fa slittare ancora la firma

Le responsabilità ambientali rimettono in discussione il prezzo d’acquisto mentre è stata trovata la soluzione per lo stop alla risoluzione del contratto 

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PIOMBINO. Si è consumata un’altra giornata di confronto al Mise tra gli avvocati di Aferpi e Jindal Steel, alla ricerca di un’intesa per il passaggio delle acciaierie piombinesi dal gruppo algerino a quello indiano.

Ancora a tarda sera i rappresentanti legali dei due gruppi, con la mediazione della Regione, erano riuniti a discutere in una sala del ministro dello Sviluppo economico. Non c’era Carlo Calenda, impegnato a Trento per un’iniziativa elettorale, ma del resto il ministro nei giorni scorsi aveva già spiegato che il Governo aveva fatto il suo lavoro e che ormai erano le parti a dover trovare l’accordo su quelli che parevano solo dettagli minori, e che invece fin qui hanno fatto slittare la firma.

Secondo fonti qualificate i legali hanno risolto dal punto di vista tecnico la questione legata allo stop della procedura di risoluzione del contratto, avviata dal Governo, mentre va avanti la discussione sul tema ambientale, comprendente in particolare le responsabilità sulle bonifiche. Tradotto: si ragiona di nuovo sul prezzo che Jindal ritiene debba essere inferiore ai 60 milioni su cui originariamente si era trovata un’intesa, se a lui verranno attribuiti gli interventi necessari alle bonifiche. Così che serve una nuova intesa con Issad Rebrab, visto che alcuni elementi di quella precedente sono cambiati. E, ovviamente, al tavolo gli algerini fanno i propri interessi.

Le stesse fonti riferiscono comunque di un clima positivo, e di una volontà costruttiva alla ricerca di un’intesa che continua a essere data per prossima.

Intanto Camping cig fa sentire la propria voce, dopo il testa a testa di Paolo Francini col ministro Calenda, al Phalesia venerdì scorso.

Camping cig riferendosi all’emorragia di posti di lavoro e alle crisi in atto nel comprensorio cita la situazione della Magona, «di cui si parla pochissimo, nonostante la volontà di Arcelor-Mittal di vendere gli impianti di Piombino trasportando però altrove il reparto più competitivo della fabbrica, con conseguente eliminazione di sessanta posti di lavoro, senza contare che non si conoscono ancora i piani del nuovo possibile proprietario» e ovviamente quella di Aferpi, «di cui invece in questo momento di campagna elettorale si parla molto. Sia per il numero di persone coinvolte, sia, soprattutto, per le enormi responsabilità del partito di governo, la crisi di Aferpi viene giocata in chiave elettorale, per cercare di limitare i danni per il Pd».

Questa è la spiegazione dell’associazione «per l’accelerata finale alla ricerca di una soluzione, una qualsiasi, da sbandierare prima delle elezioni. Nelle dichiarazioni del ministro Calenda è ribadito che il 2 marzo deve avvenire la firma del preliminare di vendita». Per questo Camping cig chiede «che il termine del 2 marzo sia effettivamente ultimativo: o c’è la firma sul preliminare di vendita o c’è il commissariamento».

Preoccupa poi il fatto che con la vendita tra privati «il ruolo dei lavoratori e dei sindacati è decisamente ridotto: non esiste l’obbligo di un parere positivo dei lavoratori, che saranno costretti a prendere ciò che viene. Quindi l’unico interlocutore possibile per i lavoratori diventa il Governo attraverso il Mise, il quale può accettare o rifiutare il piano industriale».

Per questo i sindacati «devono obbligare il ministro, chiunque egli sia e qualunque governo rappresenti, ad accettare come vincolante il parere dei lavoratori che sarà condizionato da: piena conoscenza e ampia discussione di un Piano industriale e finanziario, senza parti segrete o riservate, il mantenimento dei livelli occupazionali sia dei diretti che dell’indotto, le garanzie su condizioni di lavoro, sicurezza, diritti sindacali, la ripresa nel più breve tempo possibile delle attività della fabbrica e garanzie sugli ammortizzatori sociali, la definizione chiara – è la conclusione – degli obblighi e delle competenze per le bonifiche e gli smantellamenti».(cloz)



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